Secondo gli scienziati, i terremoti e il sollevamento del suolo nei Campi Flegrei sono dovuti ai gas surriscaldati e non alla risalita del magma ma le cose possono cambiare
La lunga sequenza sismica sta anche fornendo agli esperti nuovi dati sui movimenti del terreno nei Campi Flegrei, un fenomeno ricorrente chiamato bradisismo. A metà degli anni ’80 ci fu un altro periodo di sollevamento del terreno e un’intensa attività sismica che alla fine si attenuò e portò a un lungo periodo di abbassamento del suolo. Nel 2003 è iniziato un nuovo sollevamento, tuttora in corso. Dal 2005 il suolo dei Campi Flegrei si è alzato di 1,15 metri (dato al 2023, ora incrementato ancora).
Sono due le ipotesi proposte per spiegare il bradisismo.
- Secondo la prima, il sistema idrotermale, che si trova tra i tre e i quattro chilometri sotto la superficie, si riscalda a causa della risalita di magma dal serbatoio posto a circa 8 chilometri di profondità. L’aumento di volume porterebbe a sua volta al sollevamento del suolo osservato;
- Nella seconda ipotesi, una colonna di gas caldi risale dal magma profondo e raggiunge il sistema idrotermale, riscaldandolo.

Composizione chimica
Il dato che ha portato gli scienziati a concordare, è la composizione chimica dei gas che fuoriescono dalle numerose fumarole dei Campi Flegrei. Solo il magma a grande profondità può immagazzinare in modo efficiente la CO2 e quindi emettere gas che ne sono ricchi. Inoltre, i dati sismologici suggeriscono l’esistenza di un unico serbatoio di magma a profondità maggiori. Ciò non significa che nella caldera non si siano mai verificate intrusioni di magma più vicino alla superficie. Il fatto che la causa dell’attuale sollevamento non sia la risalita di magma non permette di escludere la possibilità di un’eruzione.
Regime elastico
Christopher Kilburn, vulcanologo dell’University College di Londra, ha sviluppato un modello per monitorare il passaggio da un regime elastico, in cui le rocce possono piegarsi e allungarsi per adattarsi alla crescente pressione, a uno anelastico, in cui le rocce si fratturano sempre di più e inizia lo scivolamento lungo le faglie. All’inizio, la deformazione del suolo causerà un numero ridotto di terremoti, ma con l’accumularsi dello stress nella crosta, la stessa quantità di deformazione, causerà un’accelerazione del numero di terremoti.

Cosa aspettarci nei Campi Flegrei
Nel 2017 Kilburn, insieme a De Natale e Stefano Carlino dell’INGV, ha applicato questo modello ai Campi Flegrei dimostrando che il sistema ha continuato ad accumulare stress fin dagli anni Cinquanta. In un lavoro più recente di Kilburn e collaboratori, l’analisi è stata aggiornata per mostrare che i Campi Flegrei sono già entrati nel regime anelastico. Ma il modello non è in grado di prevedere se il movimento del terreno continuerà al ritmo attuale, o se non continuerà affatto.
Per saperne di più:
- Leggi l’articolo “Quanto è alto il rischio ai Campi Flegrei?” su Nature
