Recenti analisi teoriche e computazionali hanno prodotto risultati innovativi sui meccanismi di accrescimento nei buchi neri altamente luminosi.

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Sulla base di decenni di sviluppo teorico e computazionale, un gruppo di astrofisici ha conseguito un risultato significativo nella modellizzazione dell’accrescimento nei buchi neri luminosi. Mediante l’impiego di supercomputer di ultima generazione, i ricercatori hanno realizzato, per la prima volta, una simulazione del flusso di materia in regime di piena relatività generale e dominanza radiativa, senza ricorrere ad approssimazioni semplificative.

Lo studio è stato condotto da un team dell’Institute for Advanced Study e del Flatiron Institute – Center for Computational Astrophysics. Esso rappresenta il primo contributo di una serie di lavori volti a descrivere il nuovo framework computazionale sviluppato dal gruppo e le sue applicazioni a differenti classi di sistemi astrofisici contenenti buchi neri.

L’accrescimento dei buchi neri

Per la prima volta, è stato possibile analizzare in modo sistematico il comportamento dei processi fisici fondamentali coinvolti nell’accrescimento dei buchi neri, modellati con elevata accuratezza. Tali sistemi presentano una marcata non linearità, per cui approssimazioni eccessivamente semplificate possono determinare variazioni sostanziali nei risultati. Un aspetto particolarmente rilevante emerso dallo studio è che le simulazioni numeriche sviluppate riproducono in modo coerente le proprietà osservate in diverse classi di sistemi astrofisici, incluse le sorgenti ultraluminose e le binarie a raggi X.

Secondo quanto riportato da Lizhong Zhang, autore principale dello studio, questi risultati suggeriscono che le simulazioni computazionali possono costituire uno strumento equivalente all’osservazione diretta, consentendo di investigare tali sistemi complessi in assenza di dati osservativi completi. Zhang ha condotto questa ricerca durante il suo incarico presso la School of Natural Sciences at the Institute for Advanced Study e il Center for Computational Astrophysics at the Flatiron Institute, avviando il progetto nel periodo 2023–2024 e proseguendolo successivamente presso il Flatiron Institute.

Buchi neri
Rappresentazione artistica di due buchi neri che si fondono. Credi: NASA

La Teoria della Relatività di Einstein

A causa dell’intensa gravità che li caratterizza, qualsiasi modello teorico dei buchi neri non può prescindere dall’inclusione della Teoria della relatività generale formulata da Albert Einstein, la quale descrive come corpi estremamente massivi deformino la geometria dello spaziotempo. Inoltre, quando grandi quantità di materia vengono accresciute da un buco nero, risulta fondamentale considerare in modo rigoroso anche il comportamento della radiazione elettromagnetica emessa: la luce si propaga infatti attraverso uno spaziotempo curvo e interagisce con il gas circostante, influenzando la dinamica complessiva del sistema.

Albert Einstein
Albert Einstein

I ricercatori hanno risolto equazioni complete senza approssimazioni

Tuttavia, molte simulazioni numeriche sviluppate in precedenza non sono state in grado di includere simultaneamente tutte queste complessità matematiche e fisiche. Analogamente a quanto avviene nell’apprendimento della fisica, dove si utilizzano modelli semplificati o “modelli giocattolo” per isolare e comprendere specifiche variabili, i primi tentativi di simulare i flussi radiativi in prossimità dei buchi neri hanno necessariamente adottato approssimazioni e semplificazioni del problema al fine di renderlo trattabile dal punto di vista computazionale. I metodi precedentemente impiegati si basavano su approssimazioni che modellavano la radiazione come un fluido continuo, un’ipotesi che non ne descrive accuratamente il comportamento fisico reale, come evidenziato da Zhang.

Algoritmi e buchi neri

Tali semplificazioni erano necessarie a causa dell’elevata complessità delle equazioni complete, la cui risoluzione richiede notevoli risorse computazionali. Tuttavia, integrando le conoscenze sviluppate nel corso di diversi decenni di ricerca, il team ha elaborato nuovi algoritmi in grado di risolvere direttamente queste equazioni senza ricorrere ad approssimazioni. Come sottolineato da Zhang, questo rappresenta attualmente l’unico approccio algoritmico capace di trattare la radiazione nella sua forma fisica autentica all’interno del formalismo della relatività generale.

Buchi neri
Buchi neri

Getti relativistici

Attraverso simulazioni numeriche ad alta risoluzione, i ricercatori hanno analizzato il comportamento della materia durante il processo di accrescimento attorno a buchi neri di massa stellare. I risultati mostrano come il materiale, spiraleggiando verso l’orizzonte degli eventi, formi dischi di accrescimento altamente turbolenti e dominati dalla pressione di radiazione. Tali strutture sono in grado di generare intensi venti radiativi e, in alcuni casi, potenti getti relativistici. Il confronto tra i risultati delle simulazioni e gli spettri derivati dai dati osservativi ha evidenziato un notevole grado di concordanza. Questa coerenza tra modellazione teorica e osservazione rappresenta un elemento fondamentale, poiché consente di interpretare con maggiore affidabilità i dati limitati disponibili per questi sistemi astrofisici distanti.

Modellazione computazionale di sistemi complessi

L’Institute for Advanced Study possiede una lunga tradizione nello sviluppo pionieristico della modellazione computazionale di sistemi complessi, che ha contribuito in modo significativo al progresso della conoscenza scientifica. Un esempio storico rilevante è rappresentato dall’Electronic Computer Project dell’istituto, diretto dal professore fondatore John von Neumann tra il 1933 e il 1955. Questo progetto fornì contributi fondamentali allo studio di diversi ambiti scientifici, tra cui la dinamica dei fluidi, la scienza del clima e la fisica nucleare.

In continuità con questa tradizione, Zhang e il suo gruppo di ricerca hanno ottenuto accesso a due dei più potenti supercomputer attualmente esistenti: Frontier, ospitato presso l’Oak Ridge National Laboratory, e Aurora, situato presso l’Argonne National Laboratory. Questi sistemi di calcolo di classe exascale, capaci di eseguire fino a un quintilione (10¹⁸) di operazioni al secondo, permettono la simulazione dettagliata dei processi di accrescimento dei buchi neri. Dal punto di vista infrastrutturale, tali supercomputer occupano spazi estesi, spesso dell’ordine di migliaia di piedi quadrati, richiamando per scala fisica i primi sistemi di calcolo che riempivano intere stanze.

densità gas in un buco nero
Densità gas in un buco nero. Credit: Zhang et al. (2025)

Strumenti matematici avanzati

Per sfruttare appieno il potenziale di queste imponenti risorse computazionali, il team ha dovuto sviluppare strumenti matematici avanzati e implementazioni software adeguate alla complessità del problema. Un contributo fondamentale è stato fornito da Christopher White, che ha guidato la progettazione dell’algoritmo di trasporto radiativo, e da Patrick Mullen, membro della School of Natural Sciences nel periodo 2021–2022 e attualmente presso il Los Alamos National Laboratory. Mullen ha coordinato l’implementazione dell’algoritmo all’interno del codice numerico AthenaK, progettato e ottimizzato per architetture di calcolo exascale.

Nelle fasi successive della ricerca, il gruppo intende verificare la generalizzabilità del modello sviluppato, valutandone l’applicabilità a diverse classi di buchi neri. Oltre ai buchi neri di massa stellare, le simulazioni potrebbero infatti contribuire in modo significativo alla comprensione dei buchi neri supermassicci, che svolgono un ruolo chiave nei processi di formazione ed evoluzione delle galassie. Parallelamente, il team continuerà a perfezionare il proprio approccio teorico e computazionale al fine di descrivere in maniera più accurata le molteplici modalità con cui la radiazione interagisce con la materia in condizioni astrofisiche caratterizzate da un ampio intervallo di temperature e densità.

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