Per la prima volta gli scienziati hanno “ascoltato” le onde di plasma che viaggiano tra Saturno ed Encelado, catturate dalla sonda Cassini.
Lo spazio è silenzioso: il suono ha bisogno di un mezzo, fatto di particelle abbastanza vicine da urtarsi tra loro, per propagarsi, e nel vuoto cosmico questo mezzo manca. Eppure, quando i dati raccolti dalle sonde spaziali vengono tradotti in audio, il risultato è quello di un universo decisamente inquietante. Dal profondo rombo dei buchi neri al disturbante “twang” o al coro di fischi del campo magnetico terrestre, lo spazio potrebbe facilmente essere descritto come una cacofonia di suoni da brivido.
Saturno, il pianeta delle voci più inquietanti
Tra tutti i corpi del Sistema Solare, Saturno è tra i peggiori: con il suo enorme sistema di anelli e lune e il suo campo magnetico estremamente ordinato, lo spazio attorno al pianeta genera un’attività che stride e “urla”. E fu proprio poco prima di schiantarsi contro l’atmosfera del pianeta nel 2017 che la sonda Cassini registrò un fenomeno a dir poco inquietante.
Cosa ha registrato Cassini?
Il suono non è propagazione acustica nel senso classico, ma onde di plasma che increspano lo spazio attorno a Saturno, registrate due settimane prima che Cassini compisse il suo tuffo finale nelle violente tempeste del pianeta. Due studi pubblicati nel 2018 sulla rivista Geophysical Research Letters hanno rivelato interazioni prima sconosciute tra Saturno, i suoi anelli e la sua luna Encelado. In particolare, una delle due ricerche ha dimostrato per la prima volta che le onde di plasma viaggiano tra Saturno ed Encelado lungo le linee del campo magnetico che collegano i due corpi.
Il “generatore” Encelado e la risposta di Saturno
Durante le fasi finali della missione “Grand Finale”, Cassini si avvicinò a Saturno, sfruttando questa vicinanza per raccogliere dati altrimenti impossibili da ottenere. In una delle sue orbite più ravvicinate lo strumento RPWS (Radio and Plasma Wave Science) rilevò onde di plasma in viaggio tra Saturno ed Encelado.
Come ha spiegato lo scienziato planetario Ali Sulaiman dell’Università dello Iowa, membro del team RPWS: “Encelado è come un piccolo generatore che gira attorno a Saturno ed è una fonte continua di energia. […] Saturno risponde lanciando segnali sotto forma di onde di plasma, attraverso il circuito di linee di campo magnetico che lo collegano a Encelado, a centinaia di migliaia di chilometri di distanza.“

Dal plasma al suono: come è stata creata la registrazione
Nello spazio non esiste un vero suono, poiché il suono è una vibrazione che si propaga in un mezzo come l’aria e raggiunge il timpano: senza aria, questa vibrazione non può propagarsi. I segnali captati da Cassini non erano suoni, bensì onde di plasma elettrostatiche, in grado di attraversare il vuoto cosmico. Poiché queste onde ricadono nella gamma di frequenze udibili, i ricercatori sono riusciti a convertirle in suono per l’orecchio umano, comprimendo una registrazione originale di 16 minuti in appena 28,5 secondi.
Il risultato è ultraterreno: un ululato stridulo, fatto di click e fischi, che scende e poi risale, una firma acustica più comunemente associata alle aurore e per questo chiamata “auroral hiss“. A rendere questa osservazione particolarmente significativa è il fatto che le precedenti rilevazioni di questo tipo di segnale erano avvenute durante sorvoli ravvicinati di Encelado, mentre questa è la prima osservazione della stessa firma acustica vicino al pianeta, e non alla sua luna.
Un legame speciale tra pianeta e luna
Il rapporto tra Saturno ed Encelado è profondamente diverso da quello tra la Terra e la Luna. I geyser d’acqua che sgorgano dalla superficie di Encelado alimentano infatti uno degli anelli del pianeta, e il campo magnetico di Saturno avvolge la geologicamente attiva Encelado, mentre la Luna terrestre orbita ben al di fuori della magnetosfera del nostro pianeta per gran parte del mese. Quasi dieci anni dopo la fine della missione, gli scienziati continuano a trovare nuove scoperte nei dati raccolti da Cassini, dimostrando quanto quell’eredità scientifica sia ancora tutta da esplorare, grida spettrali comprese.
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