C’è una costante che accompagna l’uomo da secoli, la stessa che ha ispirato poeti, filosofi, artisti e scienziati: il cielo notturno. Sarà forse per questo che innumerevoli artisti hanno provato a raccogliere quel cielo per racchiuderlo, nella sua immensità, nello spazio di un soffitto.

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È un’usanza antica, che continua tuttora: già le prime civiltà guardavano il cielo notturno con interesse, imparavano ad individuare i corpi celesti, ne riconoscevano i movimenti. È forse il senso di meraviglia suscitato dal cosmo che ha spinto gli uomini nel corso della storia a volerlo rappresentare anche al chiuso, come a voler avere sempre le stelle sopra le proprie teste; rappresentazioni talvolta molto fantasiose, altre volte perfino rigorose, quasi scientifiche. Il risultato è tuttavia sempre lo stesso, come un filo conduttore nei secoli: il senso di piccolezza che proviamo sotto la volta celeste si riduce a qualcosa di più facilmente afferrabile e comprensibile se lo costringiamo tra quattro pareti; ma il fascino dell’astronomia continua a propagarsi nella storia, mostrando agli occhi più vigili anche la percezione che popoli e società diverse avevano del cielo stellato.

Il Medioevo: stelle d’oro e cieli dipinti

Tra le più suggestive raffigurazioni del cielo notturno si trovano i numerosi affreschi e mosaici che adornavano spesso cupole, volte e catini delle chiese medievali; chi entrava nello spazio architettonico si trovava sovrastato da soffitti blu intensi, costellati di astri dorati nelle classiche declinazioni stilizzate, a più punte. Le raffigurazioni erano simboliche, prive di intento descrittivo o scientifico: stelle tutte uguali, poste tutte alla stessa distanza o secondo rigorosi rapporti geometrici. Si coglieva tuttavia il fascino del cielo notturno, evidenziandone l’aspetto spirituale e simbolico più che razionale e naturalistico: il cielo stellato era una chiara metafora del legame con il Paradiso, era infatti spesso accompagnato da tripudi di decorazioni con la classica iconografia religiosa. Uno dei più celebri esempi in questo ambito è la Cappella degli Scrovegni a Padova, affrescata da Giotto nel Trecento, che tuttavia presenta una curiosità molto scientifica: in una scena parietale, quella dell’Adorazione dei Magi, è raffigurata in maniera rigorosa una cometa con tanto di coda, probabilmente un riferimento alla cometa di Halley passata vicino alla Terra nel 1301.

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Giotto, Cappella degli Scrovegni

Il Rinascimento: costellazioni come storie

Nel Cinquecento l’arte diventa barocca e sfarzosa e le rappresentazioni del cielo notturno non sono da meno: le costellazioni diventano figure allegoriche, compagne di viaggio dall’aspetto umano, un riferimento agli episodi mitologici classici dalle quali prendono nomi e significati. Gli esempi di cieli di questo tipo sono simbolici e decorativi, ma tuttavia chiaramente frutto di ragionamento: le storie mitologiche rappresentano un affascinante espediente per riferirsi alle costellazioni osservate realmente nel cielo, creando sorte di “mappe celesti” più o meno rigorose.

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Esempio di cielo stellato cinquecentesco (Perseo e Pegaso, Baldassarre Peruzzi, Villa Farnesina, Roma)

Rappresentazioni di questo tipo cominciano a trovare sempre più spesso spazio in ville lussose e contesti privati: un esempio molto affascinante è il soffitto affrescato della Sala del Mappamondo a Palazzo Farnese (Caprarola), una raffigurazione del cielo che sovrasta quelle della Terra, in immense carte geografiche affrescate sulle pareti. Similmente si può parlare di tanti altri soggetti di questo tipo, in cui le costellazioni sono utilizzate come soggetto narrativo. Il cielo stellato diventa quindi fonte di decorativismo e trasmissione di un sapere letterario e mitologico, senza però eliminare del tutto l’interesse nel dato oggettivo.

L’età dei Lumi: la celebrazione della scienza

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Cenotafio di Newton, progetto dell’effetto notturno

Nel Settecento la scienza diventa il fondamento di ogni cosa: della tecnica, del pensiero e perfino dell’arte. Newton, si sa, fu uno dei padri della fisica: faceva dunque inevitabilmente pensare al cosmo e alle leggi che lo governano. Per lui l’architetto Boullée pensò a un utopico cenotafio (mai realizzato) di dimensioni monumentali, che potesse contenere al suo interno una rappresentazione complessa e “tridimensionale” della volta celeste; non si limitò, infatti, a progettare un dipinto o una decorazione: l’enorme sfera cava, che avrebbe contenuto le spoglie di Newton, doveva letteralmente dare l’impressione a chiunque vi entrasse di essere circondato dall’universo. Gli effetti prodotti nell’ambiente sarebbero stati diversi, uno per il giorno e uno per la notte: col buio della notte, una grande sfera armillare appesa al soffitto avrebbe proiettato luce nell’ambiente. Ma la vera rivoluzione arrivava di giorno: l’enorme cenotafio sarebbe stato traforato su tutta la sua calotta, andando a riprodurre la disposizione delle stelle nel cielo. Così, la luce del sole sarebbe filtrata dai fori entrando nell’ambiente, dando quindi un suggestivo e innovativo effetto di stelle luminose capaci di brillare sul fondo scuro delle pareti. Un esempio rigoroso e scientifico di come il sapere astronomico possa farsi arte.

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Cenotafio di Newton, progetto dell’effetto diurno

La modernità: il fascino della Luna

Col Novecento la scienza entra in un’era nuova di scoperte e incertrzze, le verità crollano, gli orizzonti si ampliano e le interpretazioni cambiano. Uno degli eventi più sconvolgenti e significativi per la storia dell’umanità rimane sicuramente lo sbarco sulla Luna, che stimola la volontà del progesso scientifico, ma anche l’immaginazione. Poco prima di questo evento, quando già se ne respirava la possibilità, Fabio Mauri propose nel 1968 un’installazione immensiva per simulare l’esperienza (allora ancora ipotetica) di camminare sulla Luna: rinchiudendo in una stanza una grande quantità di palline di polistirolo, a imitazione del suolo lunare, permetteva agli spettatori di accedere a quell’ambiente immaginario e suggestivo attraverso delle aperture simili a oblò, ricreando l’esperienza dello sbarco su un mondo diverso dal nostro. Il cosmo si fa quindi sempre più immersivo e partecipato, e la volontà di trasformare i nostri spazi chiusi in piccole porzioni di cielo resta costante, pur declinandosi in maniera diversa nelle varie epoche.

Verso il futuro

Oggi, tra istallazioni sempre più immersive e realtà virtuale, lo spazio sembra diventare sempre più vicino all’uomo. Tra mostre creative e tecnologie sempre più all’avanguardia, il confine tra rigore scientifico e rappresentazione artistica diventa sempre più sottile. Non resta che scoprire in quale direzione si muoverà l’umanità, che dopo migliaia di anni continua a rimanere ugualmente affascinata sotto lo stesso cielo.

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