Una mappa stellare che si credeva perduta per sempre sta ricomparendo sotto a un testo più recente che la nascondeva, grazie a sofisticate tecniche scientifiche e all’utilizzo dei raggi X
Un manoscritto antico esaminato dagli scienziati cela al suo interno un segreto più grande di quello che si pensava: oltre il testo visibile, con l’ausilio di tecnologie a raggi X è stato fatto ricomparire un catalogo stellare antichissimo di cui non si avevano più tracce da millenni. La mappa stellare sarebbe opera del celebre Ipparco, di cui si conoscevano già ampiamente le doti in campo astronomico, ma dei cui scritti rimanevano ben poche testimonianze.
Il misterioso catalogo di Ipparco
Sembrerebbe una storia degna di un romanzo, eppure è la realtà: nel 2022 sono iniziate delle indagini approfondite su un manoscritto del VI secolo trovato in un monastero, che come in molti casi medievali era costituito da carta raschiata e riutilizzata per motivi economici; sotto il testo medievale era presente un testo ben più antico, risalente al II secolo a.C. . Tuttavia, era difficile immaginare che l’autore di tale parte del manoscritto fosse proprio Ipparco, uno dei più importanti astronomi del mondo occidentale. La scoperta deriva dall’analisi della mappa stellare stessa, attraverso i calcoli sul fenomeno della precessione terrestre, dalla quale è stato possibile risalire all’epoca in cui il catalogo è stato scritto, epoca che corrisponderebbe esattamente a quella in cui viveva Ipparco.

Le analisi sulla mappa
Il Codex Climaci Rescriptus, questo il nome del manoscritto, è ora sottoposto ai raggi X prodotti attraverso l’accelerazione di elettroni a velocità molto vicine a quella della luce; l’opera è ancora in fase di analisi presso lo SLAC National Accelerator Laboratory, al fine di identificare nella maniera più dettagliata possibile le coordinate indicate nel catalogo, coordinate che starebbero già fornendo risultati sorprendenti: sembrerebbero essere infatti straordinariamente precise per l’epoca in cui sono state calcolate. L’utilizzo di una tecnologia così sofisticata nelle analisi attuali permette di riconoscere i vari componenti chimici del manoscritto in maniera non invasiva, consentendo quindi di distinguere chiaramente tra le due fasi temporali in cui il testo è stato scritto e sovrascritto: quella medievale, in siriaco, con un inchiostro ricco in ferro, e la sottostante greca, che presenterebbe componenti di calcio.
Cosa sappiamo oggi
Le analisi sempre più approfondite hanno consentito agli scienziati di individuare diverse parole greche connesse alla volta celeste, come la dicitura “Acquario” e riferimenti a stelle luminose. Si hanno quindi prove sempre maggiori a supporto dell’ipotesi che si abbia davvero a che fare con il leggendario testo perduto di Ipparco. Questo consente una sempre maggiore comprensione della storia: si era ipotizzato ad esempio che un altra importante figura storica, Tolomeo, avesse “rubato” gran parte delle informazioni contenute nel catalogo di Ipparco per costruire dei manoscritti propri; stando alle analisi attuali invece, guidate dal ricercatore Victor Gysenbergh, gli studiosi hanno potuto affermare che Tolomeo si basò nei suoi studi astronomici su molte altre fonti del passato, supportato chiaramente anche da parte dei dati registrati da Ipparco.

Una mappa stellare divisa
La vera sfida che si prospetta ora è quella che vede il tentativo di rimettere insieme le “parti” della mappa: le pagine del manoscritto infatti, circa 200, sono disperse per il mondo e serviranno certamente ulteriori sforzi per avere un quadro completo della situazione. Il catalogo è stato conservato in principio nel monastero di Santa Caterina ai piedi del Monte Sinai, in Egitto; da lì soltanto 11 pagine sono giunte ad essere sottoposte alle analisi degli scienziati. Già dall’Ottocento la localizzazione delle pagine del codice è stata piuttosto frammentata. Alla mancanza di pagine si aggiungono problemi di natura tecnica: gli strumenti utilizzati per rendere visibile il testo nascosto hanno il “difetto” di vedere simultaneamente i due lati della pagina; bisognerà quindi effettuare accurate analisi statistiche e linguistiche per discernere con la maggior precisione possibile il contenuto di una facciata indipendentemente da quello della facciata posteriore.

Le ricerche future
I risultati che si stanno raggiungendo rimangono tuttavia straordinari: dopo oltre 2000 anni, il catalogo di Ipparco sta per essere riportato alla luce. Grazie alle tecnologie odierne questo palinsesto, risultato di diverse riscritture sovrapposte, non solo conserverà sempre il prezioso testo medievale scritto dai monaci, ma mostrerà alle generazioni future le coordinate greche rimaste celate per secoli; una testimonianza che unisce secoli di conoscenze astronomiche dei popoli più diversi, e che ci si auspica rimarrà a disposizione delle generazioni future.
Fonti:
