Visibile da quasi tutte le aree popolate del nostro pianeta, scopriamo la costellazione dell’Acquario tra varianti del mito e nuove scoperte

La costellazione dell’Acquario, in latino “aquarius”, è una costellazione dello Zodiaco rappresentata da un giovane con un’anfora da cui fuoriesce acqua che si riversa nella bocca del vicino Pesce Australe. La sua posizione nel cielo è, infatti, tra il Capricorno a sud-ovest e i Pesci a nord-est. Si estende quasi del tutto nell’emisfero australe e solo la parte più settentrionale è attraversata dall’equatore celeste. Il periodo di migliore visibilità nel cielo dell’emisfero boreale è fra la tarda estate e l’inizio autunno. È una costellazione di grandi dimensioni ma contiene stelle relativamente poco luminose.

La costellazione dell’Acquario. Credit: Stellarium

Il mito della costellazione

Il suo mito sembra che sia nato nella cultura dell’antica Mesopotamia e sia da collegare alla divinità En-ki “signore della terra” venerato dai Sumeri. Presso i Babilonesi e gli Accadi divenne Ea “signore delle acque e della sapienza”. Le prime raffigurazioni mostrano un giovinetto metà uomo e metà pesce o comunque ricoperto da squame, mentre dalle spalle o da un otre, il dio Ea (posto su un’altura) fa uscire due fiotti acquosi destinati a un pesce (la tradizione lo identifica con il Pesce Australe, la cui stella più luminosa, Fomalhaut, significa proprio, dall’arabo Fum al Hut, «la bocca del pesce»). L’acqua ha un grande valore simbolico perché rappresenta il Tigri e l’Eufrate, i due fiumi che rendevano fertile la regione e infatti in alcune rappresentazioni l’acqua è ricca di pesci. Secondo l’astronomo tedesco Ideler questa rappresentazione era collegata al fatto che il Sole si trovava in quel segno durante la stagione piovosa e a riprova citava la vicinanza ad altre costellazioni aventi connessioni con l’acqua: Capricorno, Balena, Delfino, Eridano, Idra, Pesci, Pesce Australe. 

L’Acquario e la sua anfora, da Vorstellung der Gestirne (1782) di Johann Bode.

Questa leggenda fu riadattata dai Greci e ripresa dai Romani. I Greci sostituirono il dio Ea con Ganimede, figlio delle nemeide Calliroe e del re Troo, fondatore di Troia. Il giovane pastorello era considerato il più bello della Terra: Zeus se ne innamorò e sotto le mentite spoglie di un’aquila (ricordata nella costellazione vicina) lo rapì mentre faceva la guardia alle pecore sul monte Ida. Lo portò sull’Olimpo e ne fece il suo amante oltre che coppiere al posto di Ebe. Tuttavia, la moglie di Zeus, Era, ingelosita dalla presenza di Ganimede, maledisse la stirpe troiana da cui discendeva. Esiste anche una versione secondo cui il fanciullo fu rapito prima dalla dea dell’aurora Eos e successivamente da Zeus che non si trasformò in aquila, ma diede ordine a un’aquila reale di rapirlo. 

La nebulosa Elica visibile nella costellazione dell’Acquario. Credit: NASA, ESA, and C.R. O’Dell (Vanderbilt University)

Le varianti del mito

Troviamo anche alcune varianti per spiegare l’origina mitica della costellazione dell’Acquario. C’è chi narra che i Babilonesi associassero all’Acquario il dio Gu-la “Il Magnifico”, dispensatore di gioia e abbondanza, che incarnava la forza rigeneratrice e purificatrice dell’acqua, elemento da sempre considerato prezioso. Secondo Germanico Cesare, l’Acquario era Deucalione, ovvero il figlio di Prometeo sfuggito al diluvio universale e capostipite della nuova specie umana. L’astronomo Igino lo identifica con Crecops, fra i primi re della città di Atene, perché offriva sacrifici agli dèi con l’acqua e non con il vino che non esisteva ancora. Infine il saggista e romanziere Robert Graves ne “I Miti greci” sottolinea che il mito dell’Acquario divenne molto popolare nell’antica Grecia e nell’antica Roma perché simboleggiava l’ avallo divino della diffusa omosessualità.

Confronto tra il sistema di Trappist-1 ed il sistema solare. Credit: NASA

Curiosità sulla costellazione

La costellazione dell’Acquario è stata in anni recenti oggetto di una importante scoperta da parte di ricercatori dell’Università di Liegi in Belgio. Hanno individuato tre esopianeti con dimensioni e temperatura simili alla Terra (in tutto sono sette). Orbitano intorno a Trappist-1, stella nana rossa a 40 anni luce dal nostro sistema e appartenente proprio alla costellazione dell’Acquario. Due dei tre pianeti potrebbero ospitare forme di vita, mentre Trappist-1, essendo una nana rossa, è più piccola e molto meno calda rispetto al Sole.

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