Nessuno studio aveva dimostrato con certezza un’accelerazione reale del riscaldamento climatico, oggi due climatologi ci sono riusciti. Il ritmo dal 2015 è quasi raddoppiato, e la soglia critica dell’Accordo di Parigi potrebbe essere raggiunta prima del 2030.
Capire se negli ultimi anni il riscaldamento climatico stesse andando più in fretta, oppure se le temperature record del 2023 e del 2024 fossero il risultato della variabilità naturale del clima, fino a qualche settimana fa era un problema irrisolto. Tutti gli studi precedenti si erano fermati lì, senza raggiungere la soglia di certezza statistica del 95% necessaria prima di dichiarare un’accelerazione reale. Pochi giorni fa, i climatologi Grant Foster e Stefan Rahmstorf hanno pubblicato uno studio che quella soglia la supera di parecchio.
Togliere il rumore per vedere il segnale
Foster e Rahmstorf hanno usato un metodo già sviluppato dallo stesso Foster nel 2011, che consiste nel sottrarre dai dati di temperatura globale l’effetto stimato di tre fonti di variabilità naturale, El Niño, le eruzioni vulcaniche e le variazioni dell’attività solare. Una volta ripuliti da queste fluttuazioni, cinque dataset di temperatura indipendenti, quelli di NASA, NOAA, HadCRU, Berkeley e ERA5, mostrano tutti lo stesso risultato.
L’accelerazione c’è, e la confidenza statistica a questo punto supera il 98%.Gli autori sono i primi a ricordare che il metodo è però ancora imperfetto, ma quando più dataset convergono sullo stesso numero, ignorarlo è difficile.
I numeri del riscaldamento globale
Il punto di svolta identificato è tra il 2013 e il 2014. Prima di questo periodo la temperatura media globale aumentava a circa 0,18 gradi per decennio, ma dopo il tasso è salito a 0,35-0,36 gradi per decennio, con picchi vicini addirittura a 0,42. Il ritmo è quasi raddoppiato. L’analisi esclude che questo dipenda dagli anni anomali del 2023 e del 2024, perché anche togliendo quegli anni dal calcolo, il segnale tiene su diversi dataset.
Invertire la rotta prima che sia tardi
L’Accordo di Parigi fissa a 1,5 gradi sopra i livelli preindustriali la soglia critica da non superare. Il 2024 l’ha già superata su base annuale, anche se il trattato intende una media ventennale. Secondo le proiezioni, se il ritmo attuale dovesse continuare, quella media sarà raggiunta prima del 2030.
Gli autori ricordano che invertire la rotta resta possibile: la temperatura globale si stabilizza attorno all’anno in cui le emissioni nette di CO² raggiungono lo zero, un dato che più che consolarci fa riflettere. Abbiamo poco tempo prima di raggiungere il punto di non ritorno. È una finestra ancora aperta, e questo studio ci mostra esattamente quanto in fretta si stia chiudendo.
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