È uno degli aspetti più affascinanti della storia: se leggi nel passato, puoi ritrovarti ad avere tra le mani descrizioni del futuro. Un testo romano descrive la Terra dallo spazio, con gli occhi che sembrano quelli di un astronauta moderno.
Il mondo della scienza e quello delle lettere sembrano sempre due rette parallele, ma quando si incontrano succede la magia: la letteratura latina è stracolma di riferimenti alla mitologia e alla filosofia, argomenti che talvolta spingono ad interrogarsi anche sui fenomeni cosmici. Tra i grandi letterati, uno dei maggiori oratori della storia di Roma raccontò in una delle sue opere principali un sogno, in cui il protagonista viene trasportato tra le stelle per poter osservare la Terra dallo spazio: da lì il Pianeta gli appare in tutta la sua piccolezza spingendolo ad interrogarsi, un po’ come accade oggi agli astronauti sulla Stazione Spaziale Internazionale. L’autore di una visione così suggestiva, tuttavia, non ha un nome moderno, né ha mai conosciuto la scienza dei nostri giorni. La sua storia, infatti, non ha nulla a che fare con quelle degli astronauti di oggi: stiamo parlando di Cicerone.
Cicerone: chi era e cosa scrisse
Cicerone nacque ad Arpino nel 106 a.C. e fu a Roma che divenne uno dei più grandi avvocati ed oratori di tutti i tempi; la sua esperienza nell’oratoria lo portò ad occupare un posto di grande rilievo nella politica (e di conseguenza nella storia) della Roma repubblicana. Proprio questa sua dedizione alla politica lo portò a scrivere forse la più importante tra le sue opere, il De re publica, un dialogo filosofico riguardante lo Stato. Alla fine di quest’opera però, in maniera del tutto inaspettata, Cicerone descrive qualcosa che appare come straordinario per un uomo dei suoi tempi: la Terra è osservata dall’alto, tra le stelle ed i corpi celesti, e questa visione surreale diventa un profondo spunto di riflessione sulla politica e sulla vita.

La Terra dallo spazio secondo gli antichi romani
Il brano di cui parliamo è il Sogno di Scipione: Scipione Emiliano, nipote per adozione di Scipione l’Africano, viene condotto da quest’ultimo nello spazio, tra le stelle della Via Lattea. Già qui vediamo la prima interessante descrizione: l’Emiliano dice che da lassù si vedono stelle che dalle regioni della Terra non era possibile vedere, e che esse sono estremamente grandi, molto più di quanto si possa immaginare, infinitamente più grandi della Terra. Da qui nasce una forte riflessione: l’Emiliano, improvvisamente, si sente incredibilmente piccolo rispetto alla Terra e quasi in soggezione rispetto ad essa; una descrizione, se ci pensiamo, veramente molto simile a quella sensazione di smarrimento che gli astronauti delle missioni spaziali, di ieri e di oggi, hanno descritto vedendo la Terra da lontano, fragile e priva di confini.

La riflessione sulla Terra
Nel brano i protagonisti riflettono in maniera suggestiva sulla caducità della gloria terrena: se infatti ci rendiamo conto che la Terra è così piccola, così insignificante rispetto all’immensità dell’universo, cosa rimane dei nostri successi? L’Africano sposta l’attenzione su altro, sulla ricerca di un senso della vita che va ben oltre i successi del mondo, effimeri ed invisibili. Cicerone presenta anche una descrizione sommaria delle zone climatiche del Pianeta, secondo quelle che erano le conoscenze dell’epoca: questo non rappresenta solo una documentazione delle credenze a livello geografico ed astronomico, ma un forte paragone sul piano esistenziale; per quanto possiamo sentirci importanti, siamo sempre un piccolo granello di sabbia nel mondo, e ancor più piccolo nel cosmo. Il nostro valore non si esprime nella fama che, anche ammesso riesca a diffondersi nello spazio, è destinata a svanire nel tempo. La piccolezza della Terra è un invito a non lasciarsi trasportare dai desideri di gloria e successo facendosi, al contrario, guidare dalla virtù: questa, nel Sogno di Scipione, è la strada maestra verso la vera elevazione.

L’Overview Effect, 2000 anni fa
Per quanto distante dai nostri tempi, la perdita di significato di ogni vicenda umana di fronte alla visione della Terra ci ricorda un po’ l’Overview Effect, l’effetto veduta d’insieme che gli astronauti dei nostri giorni sperimentano nel guardare il mondo dall’alto, oltre l’atmosfera terrestre: quel sentirsi piccolissimi, parte di qualcosa di estremamente fragile e quasi insignificante rispetto alla grandezza dell’universo, senza confini né divisioni. Lo scritto di Cicerone evidenzia che niente, nessun commento negativo sul proprio conto può durare in eterno: come la gloria, anche la negatività è destinata ad estinguersi. Sono spunti interessanti utilizzati per ulteriori digressioni astronomiche, come la spiegazione del calcolo dell’anno in base al moto di rivoluzione terrestre. C’è da sottolineare che in molti punti la visione di Cicerone non è assolutamente corrispondente alla reale struttura del sistema solare: nel mondo classico era già stata sviluppata l’idea della presenza di sfere celesti, al cui centro si trovava la Terra, chiaramente in antitesi con la realtà eliocentrica. Questo, tuttavia, non ha impedito all’autore di tramandare una visione della Terra nel cosmo davvero moderna e suggestiva.

Il mondo da un’altra prospettiva
Il drastico cambiamento nel modo di percepire la realtà a contatto con l’immagine di un Pianeta piccolo e distante, in cui ogni gerarchia e logica umana sembrano ribaltarsi, era già possibile ben prima che il volo umano potesse anche solo essere pensato. Oggi, le missioni spaziali ci hanno insegnato che quel senso di sopraffazione e meraviglia esiste realmente, e che in qualche modo tutti ne siamo parte. Siamo presi dal nostro mondo, dal guardare ogni cosa troppo da vicino, senza renderci conto che un rinnovato punto di vista cambierebbe ogni cosa. Dalla ISS, l’atmosfera terrestre si rivela in tutta la sua sottigliezza, uno strato fragile e minuscolo a separarci e a proteggerci dall’immenso universo là fuori.

Dall’alto, i confini tra le nazioni svaniscono, e la nostra casa diventa una, piccola, capace di sostenere tutti noi nel nulla; ma ugualmente bisognosa di essere sostenuta. Citando Victor Glover, il pilota della missione Artemis II, “In tutto questo vuoto, in questo grande nulla che chiamiamo universo avete questa oasi, questo luogo meraviglioso in cui possiamo vivere insieme“. Forse, da migliaia di anni, aspettiamo solo il coraggio di cambiare prospettiva; ed oggi, vedendo la Terra dallo spazio, abbiamo la possibilità di farlo. Chissà cosa avrebbe pensato, un essere umano dell’antichità, se avesse visto quello che noi possiamo vedere.
Per saperne di più:
