Li abbiamo visti ridere, ma anche commuoversi, galleggiando nello spazio e guardandoci da lontano. Lontani dalla civiltà, gli astronauti di Artemis II ci hanno dimostrato che se la mente umana può fare molte cose magnifiche, il cuore umano può farne anche di più.

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Ogni missione ha la sua storia e, forse, Artemis II ci lascia qualcosa di cui c’è particolarmente bisogno nella nostra epoca: vicinanza, affetto, fratellanza. Quattro astronauti visti come irraggiungibili eroi del nostro tempo, che avrebbero potuto mostrarsi come freddi e distaccati “prescelti”, nell’immensa distanza che li separava da noi si sono rivelati per quello che sono: esseri umani, come noi, nella fragilità di un universo incerto. Forse, al di là dei passi grandiosi che hanno compiuto, ci hanno donato proprio ciò di cui l’umanità aveva bisogno davvero.

La nostra Terra: il discorso di Victor Glover

Si parla molto di quello che gli astronauti possano provare vedendo la Terra dall’alto, lontani da ogni riferimento alla quotidianità: assenza di confini, fragilità nel cosmo, fragilità dell’uomo. Ma Victor Glover, il pilota della missione Artemis II, ha racchiuso tutto in un discorso semplice, eppure capace di arrivare potente all’umanità che lo seguiva con lo sguardo verso le stelle: “Siete su un’astronave chiamata Terra, creata per darci un posto in cui vivere“, ha detto mentre la capsula Orion era sempre più lontana dal nostro Pianeta. “Fidatevi di me, siete speciali; in tutto questo vuoto, in questo grande nulla che chiamiamo universo avete questa oasi, questo luogo meraviglioso in cui possiamo vivere insieme“.

Crediti: NASA

Un abbraccio tra le stelle

Il momento più toccante è però arrivato vicinissimo alla Luna, quando gli astronauti si preparavano allo storico flyby e iniziavano a vedere, insieme agli occhi di tutto il mondo, il lato della Luna che non vediamo dalla Terra. Due crateri senza nome, individuati dell’equipaggio, sono stati ribattezzati appositamente per la missione. Uno è stato chiamato Integrity, come la navicella; l’altro è stato chiamato Carroll, in onore della moglie del comandante della missione, scomparsa prematuramente pochi anni fa. In un momento in cui il progresso superava un nuovo limite, è stata la compassione umana a diventare il centro dell’universo: con le voci rotte e nella commozione, i quattro si sono stretti in un abbraccio. Li abbiamo visti piangere, fluttuare l’uno verso l’altro; e poi darsi forza a vicenda, come solo l’essere umano sa fare. Perché forse è questo che riesce a far arrivare la razza umana così lontano: la passione, e l’amore che riesce ad avere. Ancora una volta, a migliaia di chilometri di distanza, ci siamo sentiti tutti una sola cosa.

Oltre la Luna: la vicinanza che arriva lontano

La missione Artemis II prevedeva un emozionante flyby, la circumnavigazione della Luna da parte della navicella Orion. Una volta dietro il nostro satellite, la capsula avrebbe attraversato 40 intensi minuti di blackout: in quei momenti, tutte le comunicazioni con la Terra sarebbero state sospese. È stato ancora Victor Glover, il pilota della missione, ad affidare alla NASA un nuovo messaggio per l’umanità rimasta lontana, subito prima del lungo silenzio: “Sentiamo ancora il vostro amore dalla Terra, e a tutti voi sulla Terra e intorno alla Terra: vi amiamo, dalla Luna“.

Terra Luna Artemis II
Crediti: NASA

Dalla Terra allo spazio, la nostra umanità

Quello a cui Artemi II ci ha messo e continua a metterci di fronte è qualcosa di una bellezza disarmante, eppure di una fragilità estrema: l’immensità delle verità della scienza, ma anche la piccolezza dell’essere umano, che sa farsi forza. Abbiamo visto la Terra dietro la Luna. Abbiamo visto un’eclissi di Luna nello spazio. Ma, forse, c’è di più: abbiamo visto quattro esseri umani che si abbracciano. Quattro esseri umani lontani da tutto e da tutti, più lontani di quanto chiunque sia mai arrivato. Nel vuoto e nel silenzio, in quell’istante, non hanno celebrato una vittoria, non hanno esultato per essere i primi: hanno spento la tristezza nella forza di un abbraccio. In un mondo in cui andare sulla Luna sembra più semplice dell’abbracciare chi ne ha bisogno, oltre ogni differenza, oltre ogni guerra sul nostro Pianeta, nello spazio ha vinto la debolezza, la resa, la fratellanza.

Nello spazio che ci unisce, oggi, ha vinto l’amore.

Per saperne di più:

  • Consulta gli aggiornamenti della NASA riguardanti la missione Artemis II