Durante la Seconda Guerra Mondiale, gli isolani del Pacifico videro arrivare aerei carichi di merci mai viste. Dopo la guerra costruirono piste di bambù e torri di controllo di legno, aspettando che la ricchezza tornasse. Richard Feynman chiamò poi “cargo cult science” proprio la scienza che imita le forme della ricerca senza la sostanza.

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Durante la Seconda Guerra Mondiale, le forze armate americane e giapponesi costruirono basi su isole remote del Pacifico meridionale, portando con sé quantità enormi di merci. Per gli isolani, che vivevano in una cultura basata sullo scambio di doni, fu uno shock. Quelle merci arrivavano dall’alto senza che nessuno le avesse prodotte o scambiate.

Quando la guerra finì e gli aerei smisero di arrivare, gli isolani cercarono di riportare indietro quella ricchezza con gli strumenti che avevano. Costruirono piste di atterraggio, torri di controllo e cuffie di bambù, imitando i gesti che avevano visto fare ai militari. Aspettavano che gli aerei tornassero… ma gli aerei non tornarono mai.

Il culto di John Frum

Il cargo cult più famoso è quello di John Frum, nato a Vanuatu negli anni ’30 e ancora attivo oggi. Secondo i seguaci, John Frum era un soldato americano, forse un uomo di colore, forse bianco, che un giorno sarebbe tornato con un carico di merci che avrebbe risolto tutti i loro problemi.

Ogni anno sfilano in uniformi americane fatte in casa, sotto la bandiera a stelle e strisce, sperando di attirare un altro carico di ricchezza. Hanno visto un fenomeno, non ne hanno compreso il meccanismo, e hanno provato a replicarlo imitandone le forme esterne. Molto simile, a prima vista si direbbe, a quanto fatto da noi con le varie religioni.

Cargo cult: quando gli indigeni pensavano gli americani fossero dèi
Cargo cult (Crediti: Open Encyclopedia of Anthropology)

La scienza cargo cult di Feynman

Richard Feynman prese quella storia e la trasformò in una metafora. Nel suo discorso al Caltech nel 1974, chiamò “cargo cult science” la ricerca che segue tutte le forme esteriori del metodo scientifico, ma che manca dell’elemento essenziale: l’onestà intellettuale e la verifica rigorosa.

I ricercatori che praticano la cargo cult science pubblicano articoli e fanno esperimenti, ma mancano della cosa più importante, ovvero la volontà di mettere in discussione le proprie teorie. Feynman diceva che queste persone seguono “tutti i precetti apparenti e le forme dell’indagine scientifica, ma mancano di qualcosa di essenziale, perché gli aerei non atterrano”.

E noi?

La domanda che Feynman lascia aperta è una di quelle che non ci si fa mai da soli. Quanto siamo diversi dagli isolani del Pacifico? Anche noi abbiamo i nostri cargo cult. Nella politica e nella scienza stessa, ma soprattutto nelle religioni, si ripetono gesti e formule sperando che funzionino, senza capire perché dovrebbero farlo. Forse la differenza tra una pista di bambù e una di cemento non è così grande, ed è solo che noi crediamo di aver capito, mentre loro già sapevano di non averlo fatto.

Fonte:

Cargo Cult (Encyclopedia Britannica)