Sulla Luna c’è spazio anche per l’arte: da qualche parte sul nostro satellite qualcuno ha lasciato una piccolissima scultura. Un segno del sacrificio di chi ci ha permesso di esplorare il cosmo che l’arte, nel suo piccolo, sta esprimendo lassù per tutti noi.
Si chiama “Fallen Astronaut” ed è una piccolissima scultura che l’essere umano è riuscito a portare fin sulla Luna: un astronauta di alluminio, alto quasi 9 centimetri, dall’aspetto avvenieristico e stilizzato. Era il 1971 e l’artista belga Paul Van Hoeydonck venne incaricato di realizzare qualcosa di adatto al suolo e all’atmosfera lunare, con un obiettivo ben più nobile di quello che potrebbe sembrare: realizzare un tributo agli astronauti e ai cosmonauti caduti in servizio, per la scienza e per l’umanità intera. E così una piccolissima figura sperduta sulla Luna diventò il segno tangibile dei giganteschi passi nella conoscenza compiuti da ciascuno di noi: dopotutto, che piaccia o meno, l’arte ha sempre un significato che aspetta di essere conosciuto, spesso ben più grande delle sue piccole forme.

Fallen Astronaut, la scultura spaziale
La piccola scultura è alta 8,5 centimetri ed è in alluminio, adatto alle condizioni ambientali nello spazio, con le forti escursioni termiche che interessano la Luna. Rappresenta un piccolo astronauta in tuta spaziale, in estremamente semplificata e minimalista, quasi stilizzata. Questo non è un caso collegato ad una semplice scelta stilistica: l’astronauta avrebbe dovuto essere adattabile a chiunque volesse identificarvisi, al di là delle differenze fisiche o etniche. Accanto alla piccola scultura venne posizionata una targa, con incisi i nomi dei 14 astronauti e cosmonauti caduti in servizio, scritti in ordine alfabetico. Era il 1971 e gli astronauti della missione Apollo 15 David R. Scott e James B. Irwin conficcarono la targa nel sito di Hadley-Apennine: un esempio davvero significativo di come l’espressione artistica possa superare i limiti umani e racchiudere in essa un grande significato di consapevolezza.

Il futuro dell’arte sulla Luna
Non era la prima volta, tuttavia, che un manufatto artistico veniva lanciato nello spazio: già nel 1969 un gruppo di artisti (tra i quali Andy Warhol) aveva prodotto una piccola placca paragonabile ad un microchip, lanciata nello spazio con la missione Apollo 12. Al di là delle tendenze del secolo scorso, possiamo in realtà osservare l’eventualità della presenza di arte sulla Luna, in tutte le sue forme, in un’ottica molto più ampia; potremmo chiederci, ad esempio: in un futuro più o meno lontano, trasformeremo la Luna in un centro di attività e memoria culturale, oltre che di progresso e innovazione tecnologica? Qualcuno progetterà anche spazi dedicati al passato dell’esplorazione spaziale, quando ormai sarà storia lontana della quale tramandare la memoria? E ancora, l’architettura e il design lunare saranno rigidamente improntati all’ “utile”, o si svilupperanno stili e correnti estetiche con le proprie peculiarità? Magari, un giorno, avremo un “museo della Luna” sulla Terra ed un “museo della Terra” sulla Luna.
L’arte nell’astronomia, l’astronomia nell’arte
La Luna diventerà forse oggetto di destinazione dell’arte, ma sicuramente ne è sempre stata soggetto. L’abbiamo sempre guardata come fonte d’ispirazione artistica (dai dipinti alla poesia, dalla letteratura alla musica), e forse è destinata a diventare un bersaglio materiale delle nostre forme di espressione. Dai Romantici nell’Ottocento come Friedrich, tra contemplazione e rapimento, alle visioni surreali ed enigmatiche di artisti come Magritte, la Luna è rimasta a guardarci, in silenzio, mentre noi eravamo in attesa di risposte. Forse, era lei ad aspettarsi, in fin dei conti, qualcosa da noi. E forse è proprio questo il punto: è l’arte che guarda alla Luna, o è la Luna a guardarci, attendendo la nostra arte?

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