Sarebbe possibile “tappare” le bocche dei vulcani attivi col cemento? In Indonesia gli esperti ragionarono, nel 2007, sull’eventualità di usarlo per risolvere il problema di un vulcano di fango. Ecco come è andata.

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Sta facendo discutere questo post che abbiamo condiviso sui social in cui si propone l’idea di tappare le bocche dei vulcani attivi con del cemento per bloccare la lava ed evitare morti e incidenti. Non è una teoria che abbiamo proposto noi, lo diciamo subito, ma è una delle tante ipotesi che girano sul web. Abbiamo fatto qualche ricerca e abbiamo scoperto che in effetti una volta, in Indonesia, nel 2007, gli esperti pensarono di poter chiudere la bocca di un vulcano di fango che stava mettendo a repentaglio la vita di migliaia di persone nell’Isola di Giava. Quindi no, sarebbe controproducente mettere del cemento sui vulcani considerati attivi (anche perché si rischierebbe di aumentarne la pressione), ma in quel caso si trattava di un vulcano di fango, non di lava. Vediamo com’è andata.

Il vulcano di fango in Indonesia

Un’immagine dal satellite Landsat 8 della colata di fango dell’11 giugno 2019. Le aree marrone scuro evidenziano fango fresco e liquido in superficie, in quelle più chiare il fango si è essiccato al punto da poterci camminare sopra. Crediti: NASA.

Come riporta la NASA, il 29 maggio 2006 hanno iniziato a uscire fango caldo e gas da una risaia vicino a un pozzo di gas nell’isola di Giava. Più di un decennio dopo, i flussi di fango bollente hanno sfollato più di 40.000 persone, distrutto 15 villaggi e causato danni per quasi 3 miliardi di dollari. È diventata una delle eruzioni più drammatiche e dannose del suo genere. Alcuni villaggi sono stati sepolti da strati di fango spessi 40 metri. Ogni trenta minuti circa, le ondate del flusso inviano pennacchi di vapore acqueo, anidride carbonica e metano che vengono rilasciare nell’aria per decine di metri.

L’idea di bloccare i vulcani col cemento

Una ripresa dell’eruzione del vulcano di fango Lusi nel 2016, al centro è ben visibile il pennacchio simile a quello di un geyser. Crediti: NASA.

Per gli esperti, quell’eruzione è stata sicuramente innescata dalle perforazioni umane per l’estrazione di gas naturale, piuttosto che da un terremoto avvenuto poco prima del maggio 2006 (a cui molti davano la colpa, all’epoca). In seguito, ci furono diversi tentativi di arginare il flusso di fango. La compagnia del gas pompò fango e cemento nel pozzo esplorativo. Gli ingegneri lanciarono migliaia di piccole sfere di cemento nella bocca per cercare di soffocarla e costruirono argini di terra nel tentativo di deviare il flusso di fango.

Perché il vulcano di fango continua a eruttare

Eppure il fango ha continuato a scorrere. A quasi vent’anni anni dall’inizio dell’eruzione, oltre 80.000 metri cubi di fango continuano a fuoriuscire da Lusi ogni giorno, abbastanza da riempire 32 piscine olimpioniche. Si tratta di una quantità inferiore ai 180.000 metri cubi fuoriusciti durante i picchi di flusso, ma è comunque piuttosto elevata. Gli scienziati non sono d’accordo neanche su cosa renda l’eruzione di Lusi così longeva. Mark Tingay, geologo dell’Università di Adelaide, pensa che Lusi attinga da un serbatoio d’acqua insolitamente grande e caldo sotto una pressione molto elevata. Altri sostengono che sia collegato a un vulcano vicino che gli fornisce una fonte di energia costante.

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