Il fisico S. James Gates Jr. ha scoperto algoritmi di correzione d’errore nelle equazioni della Supersimmetria. Sono identici a quelli usati dai nostri browser
Questa storia non nasce in un forum di cospirazionisti online (farebbe meno paura), nasce invece sulle lavagne dell’Università del Maryland. Il protagonista della “storia” che vi raccontiamo oggi è S. James Gates Jr., un’autorità mondiale nel campo della fisica teorica e della Teoria delle Stringhe (non uno qualunque, ecco). Mentre lavorava sulle equazioni della Supersimmetria (il modello che cerca di unificare le forze fondamentali ipotizzando un partner per ogni particella nota), Gates ha isolato delle strutture matematiche grafiche chiamate “Adinkras”. Quando ha provato ad analizzare queste strutture geometriche, si è trovato di fronte a un pattern che nessuno si sarebbe mai aspettato di vedere in natura: non erano costanti fisiche o numeri casuali, ma stringhe di codice binario.

La gestione degli errori
Approfondendo l’analisi, lo stupore è giustamente aumentato. Le sequenze non erano generiche, ma corrispondevano esattamente ai “Doubly-even self-dual linear binary error-correcting block codes”. Per spiegare il “parolone”: si tratta della stessa classe di algoritmi inventata da Claude Shannon negli anni ’40, ovvero la base della moderna informatica.
Questi codici sono essenziali per il funzionamento di internet, dei browser e delle trasmissioni satellitari, perché servono a controllare l’integrità dei dati: se un bit si corrompe durante la trasmissione (cambiando da 0 a 1 per errore), questi codici lo individuano e lo correggono automaticamente per evitare il crash del sistema. Il film Matrix non è mai stato così vicino alla realtà

La firma del programmatore?
Perché le leggi fondamentali che governano la realtà dovrebbero contenere un meccanismo artificiale per la correzione degli errori? In un universo biologico ed evolutivo, l’errore non è mai un nemico: le mutazioni genetiche casuali sono infatti il motore stesso della vita. In un sistema informatico, invece, l’errore è un bug che va eliminato per mantenere stabile la simulazione.
Gates mantiene la cautela tipica di ogni scienziato, ma i numeri restano lì, lì dove la scienza deve sempre arrivare prima di “parlare”: nei dati. Se l’Universo include regole della fisica per prevenire “bug” di sistema, l’ipotesi che viviamo in una simulazione digitale smette di essere fantascienza e diventa una possibilità matematica concreta.
Fisica e videogioco
Potremmo aver quindi intravisto il codice della nostra realtà? Siamo in un videogioco? In un supercomputer? A giudicare dai passi in avanti che sta facendo la nostra civiltà, tra simulazioni, videogiochi (vedi GTA 6, sperando vedrà mai la luce) vicinissimi alla realtà (si parla spesso di integrazione dell’IA negli NPC, coscienti quindi di essere in un gioco), queste domande senza risposta restano quasi obbligatorie. Per chiunque ami la scienza però, non può essere tutto un caso.
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