La cometa interstellare, denominata 3I/ATLAS, effettuerà un passaggio ravvicinato a Marte e sarà un’occasione unica per la scienza

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La cometa interstellare denominato 3I/ATLAS (designazione ufficiale C/2025 N1 (ATLAS)) sta visitando il Sistema Solare e già da diversi mesi sta offrendo agli astronomi una delle migliori opportunità per studiarne l’origine e la composizione. La scoperta, avvenuta all’inizio di luglio 2025 dalle reti di sorveglianza ATLAS, ha confermato che l’oggetto segue una traiettoria iperbolica: in altre parole proviene da fuori del nostro sistema planetario. Questo lo rende il terzo oggetto interstellare noto dopo ’Oumuamua e 2I/Borisov, e il suo passaggio ravvicinato a Marte è particolarmente significativo per la comunità scientifica.

cometa interstellare 31/Atlas
Figura 1: Cometa 3I/ATLAS catturata dal Gemini Multi-Object Spectrograph (GMOS) sul Gemini Sud al Cerro Pachàn in Cile, 27 agosto 2025. Credits: Osservatorio internazionale dei Gemini/NOIRLab/NSF/AURA/Shadow losci lo

Quando e quanto sarà vicino a noi (e a Marte)

Secondo le attuali determinazioni orbitali, 3I/ATLAS raggiungerà il punto di minima distanza da Marte il 3 ottobre 2025, passando a circa 30 milioni di chilometri dal pianeta rosso — molto più vicino rispetto alla minima distanza prevista dalla Terra, che è dell’ordine di centinaia di milioni di chilometri nelle settimane successive. Inoltre, il suo perielio (il punto di massimo avvicinamento al Sole) è atteso verso la fine di ottobre 2025, quando l’oggetto passerà poco all’interno dell’orbita marziana. Queste date e distanze collocano Marte — e le sonde che lo osservano — in una posizione privilegiata per ottenere immagini e misure che qui sulla Terra sarebbero molto più difficili o deboli.

Cosa faranno le missioni in orbita marziana

L’Agenzia Spaziale Europea (ESA) e altri operatori stanno predisponendo osservazioni dedicate sfruttando gli orbiter già in posizione attorno a Marte. In particolare l’ESA ha confermato che Mars Express (con la camera HRSC) e l’ExoMars Trace Gas Orbiter (TGO) (con CaSSIS e gli spettrometri NOMAD) tenteranno di acquisire immagini, misure fotometriche e dati spettroscopici durante il passaggio. L’obiettivo è doppio: ottenere immagini della coma e della possibile chioma di polveri per valutare forma e attività, e cercare firme spettrali di acqua, composti volatili o materiale organico nel gas emesso.

Oltre alle asset europee, sono coinvolte o potrebbero contribuire anche sonde di altre agenzie — come MRO e MAVEN della NASA o la componente orbitale della missione cinese Tianwen-1 — offrendo angoli di vista complementari e monitoraggi multi-strumento. Queste collaborazioni internazionali aumentano la probabilità di ottenere dati utili anche se la cometa dovesse risultare più debole del previsto.

Cometa
Figura 1: Il percorso della cometa interstellare 3l/Atlas nel sistema solare interno

Cosa sperano di misurare gli scienziati (e quali sono i limiti)

Gli scienziati puntano soprattutto a:

  • determinare la composizione chimica del coma attraverso spettrometria (tracciando acqua, CO, CO₂, CN, e possibili composti organici);
  • stimare la dimensione e la forma del nucleo a partire da immagini e modellazione della chioma;
  • misurare l’attività (tasso di perdita di gas/polvere) mentre l’oggetto si riscalda in avvicinamento al Sole;
  • confrontare queste proprietà con quelle di altri interstellari noti per ricostruire la diversità degli oggetti provenienti da altri sistemi stellari.

Detto questo, esistono limiti non trascurabili: la distanza di decine di milioni di chilometri è ancora considerevole; perciò, la risoluzione spaziale delle immagini non raggiungerà quella di un vero flyby ravvicinato; inoltre, se la cometa non dovesse sviluppare una coma sufficientemente densa o luminosa, i segnali spettrali potrebbero cadere sotto la soglia di rilevabilità degli strumenti. Gli scienziati, perciò, mantengono aspettative realistiche: possibilità di scoperte importanti, ma anche la concreta ipotesi di misure parziali o con rapporto segnale/rumore basso.

Perché è importante studiare un oggetto interstellare

Oggetti come 3I/ATLAS agiscono come “campioni” naturali provenienti da altri sistemi planetari: la loro chimica e struttura racchiudono informazioni sulle condizioni e sui processi avvenuti lontano dal Sole. Confrontare i dati di 3I/ATLAS con quelli raccolti su ’Oumuamua (che aveva caratteristiche molto insolite) e su 2I/Borisov (più simile alle comete del Sistema Solare) aiuta a mappare la varietà degli oggetti interstellari e a capire se esistono classi ben definite (es. corpi rocciosi, comete ghiacciate, ecc.). Ogni dato aggiuntivo riduce l’incertezza sulle ipotesi di formazione e sugli scenari dinamici che consegnano oggetti da altri sistemi alla nostra regione di spazio.

Immagine di copertina credit International Gemini Observatory/NOIRLab/NSF/AURA/Shadow the Scientist