In Italia è presente il vulcano sommerso più grande in Europa: situato nel bacino tirrenico meridionale, tra la Calabria e le Isole Eolie, il Marsili costituisce una struttura vulcanica lunga circa 70 km.

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In Italia è presente il più grande vulcano sottomarino attivo d’Europa ed uno dei sistemi geodinamici più complessi del Mediterraneo. Situato nel bacino tirrenico meridionale, tra la Calabria e le Isole Eolie, il Marsili costituisce una struttura vulcanica lunga circa 70 km e larga 30 km, che si eleva per oltre 3000 metri dal fondale oceanico, con la sommità posta a circa 450–500 metri sotto il livello del mare.

La rilevanza scientifica del Marsili è enorme perché costituisce un laboratorio naturale per lo studio della vulcanologia sottomarina, della dinamica dei bacini di retroarco e dei processi di instabilità gravitativa associati ai vulcani sommersi.

Vulcano Marsili
Vulcano Marsili il più grande vulcano sommerso Credit: Associazione Italiana di Vulcanologia

Dove si trova il Marsili?

Il Marsili si sviluppa all’interno del bacino di retroarco tirrenico, formatosi in seguito alla subduzione della placca ionica sotto l’Arco Calabro: tale sistema tettonico è legato al rollback della litosfera ionica, cioè al progressivo arretramento della zona di subduzione verso sud-est. Tale fenomeno ha prodotto estensione crostale nel Tirreno meridionale e l’apertura del bacino Marsili durante il Quaternario.

Dal punto di vista petrologico, il Marsili mostra caratteristiche ibride tra vulcanismo di dorsale oceanica e vulcanismo d’arco insulare. Le lave basaltiche e andesitiche indicano infatti una sorgente mantellica modificata da fluidi derivanti dalla subduzione. Ciò rende il Marsili un caso eccezionale di vulcanismo “back-arc spreading”.

Il vulcano sommerso più grande d’Europa si colloca in un’area di intensa attività geodinamica che comprende anche i vulcani delle Isole Eolie e il sistema vulcanico di Stromboli. L’interazione fra tettonica estensionale e magmatismo produce una crosta oceanica giovane e fortemente fratturata.

Cosa hanno messo in evidenza gli studi petrologici?

I recenti studi petrologici indicano che il sistema magmatico del Marsili è molto più complesso di quanto si pensasse in passato. Invece di una singola camera magmatica centrale, il vulcano sembra essere alimentato da più serbatoi di magma situati a diverse profondità all’interno della crosta terrestre.

Le analisi dei minerali presenti nelle rocce vulcaniche mostrano che il magma del Marsili subisce diversi processi evolutivi. Tra questi vi sono la cristallizzazione frazionata, cioè la separazione progressiva dei minerali durante il raffreddamento del magma, la risalita di magmi basaltici più primitivi e profondi, e l’interazione tra magmi con composizioni differenti. Inoltre, i dati suggeriscono che il magma possa alimentare lateralmente varie zone del vulcano, e non solo la parte centrale.

Le lave emesse dal Marsili presentano composizioni che vanno dai basalti tholeiitici alle andesiti basaltiche. Questa varietà indica un’evoluzione magmatica relativamente rapida, caratteristica di sistemi vulcanici giovani, attivi e dinamici.

Uno degli aspetti più significativi emersi dalle ricerche recenti è l’identificazione di percorsi di risalita del magma differenti nei settori nord, centrale e laterale del vulcano. Ciò suggerisce che il Marsili sia alimentato da un sistema policentrico, formato da più vie di alimentazione indipendenti, piuttosto che da un’unica camera magmatica principale.

Eruzioni recenti e attuale attività del vulcano Marsili

Per molti anni si riteneva che il Marsili fosse inattivo o comunque caratterizzato solo da antica attività effusiva. Tuttavia, studi stratigrafici e geochimici hanno dimostrato la presenza di eruzioni esplosive sottomarine avvenute negli ultimi millenni.

Le evidenze empiriche dimostrano che sia ancora un sistema vulcanico attivo: le eruzioni sottomarine profonde sono generalmente meno esplosive rispetto a quelle subaeree, poiché la pressione idrostatica limita l’espansione dei gas. Tuttavia, eventi esplosivi possono comunque verificarsi quando il magma interagisce violentemente con l’acqua marina.

Fonti: