I crateri che si sono formati solo per pura fortuna non hanno causato delle vittime, essendo in zone isolate della Siberia.

La causa di questi enormi crateri è da ricercarsi in delle esplosioni di gas che si stanno verificando nei terreni ghiacciati della Siberia. Un fenomeno recente, che è legato ai cambiamenti climatici ed ha completamente cambiato l’aspetto del paesaggio.  Queste improvvise esplosioni di gas nel permafrost, lo strato di terreno ghiacciato, rappresentano un serio rischio per le comunità e le infrastrutture dell’Artico. Ecco perché gli scienziati hanno cercato di capire le origini di queste pericolose eruzioni sin dalla scoperta del primo cratere, denominato C1, nel 2014.

Un team guidato da Evgeny Chuvilin, uno dei principali ricercatori dello Skoltech Center for Hydrocarbon Recovery di Mosca, ha proposto un nuovo modello in grado di spiegare tutti i 20 crateri scoperti finora. Le aree interessate sono nelle penisole siberiane di Yamal e Gydan. Questo nuovo modello potrà aiutare a prevedere dove avverrà la prossima esplosione di gas; secondo un recente studio pubblicato sulla rivista Geosciences. E’ stato un caso che questi crateri non abbiano inghiottito persone o infrastrutture, alcuni di questi si sono verificati a pochi miglia da strutture commerciali ed economiche.  Il processo di accumulo di gas può durare anni, ma può essere attivato dai cambiamenti nelle proprietà fisiche del permafrost, soprattutto causati dal riscaldamento climatico.

crateri
CRATERE C17, FORMATOSI NEL 2020. IMMAGINE: EVGENY CHUVILIN/SKOLTECH

La Ricerca sui crateri

Chuvilin e i suoi colleghi hanno basato gran parte del loro modello su una spedizione per esaminare un nuovo cratere. Questo cratere è stato chiamato C17 e si è formato circa due mesi dopo l’esplosione nella penisola siberiana di Yamal durante l’estate del 2020. Il cratere appena formato è profondo 30 metri ed ha fornito nuove informazioni sulla pericolosa interazione che si verifica tra strati superficiali deformati dal riscaldamento globale e sacche più profonde di gas accumulato. Da decenni gli scienziati lanciano l’allarme sugli effetti dei cambiamenti climatici causati dall’uomo sul permafrost. Il disgelo di questo strato deforma il suolo, mettendo a rischio milioni di persone procurando danni alle infrastrutture, e rilasciando gas serra nell’atmosfera, sollecitando il cambiamento climatico.

Lo studio

Il nuovo studio ha scoperto che la durante gli scoppi di gas, i “tappi” del permafrost superficiale si indeboliscono a per questo processo di scongelamento. Questo li rende più vulnerabili alla pressione delle pozze di gas metano che si accumulano in profondità nel sottosuolo. Questa degradazione del permafrost superiore fa sì che l’“intrapermafrost”, costituita da acqua fredda salmastra e altri materiali, circoli più velocemente, compromettendo ulteriormente la sua resistenza.  Le ricerche sui crateri dovrebbero riuscire a scoprire definitivamente la causa di queste esplosioni. Ma ormai gli scienziati ne sono certi, il cambiamento climatico si sta ripercuotendo anche sullo strato superiore della terra, riscaldando i gas e portando alla creazioni di crateri.

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