L’isola di Thilafushi è una delle più colpite dall’inquinamento: da oltre trent’anni accoglie milioni di tonnellate di rifiuti ed è stata soprannominata “l’isola spazzatura”.

Non ce ne vogliano gli appassionati di astronomia, ma ci sembra più che giusto, su un portale di divulgazione scientifica come il nostro, parlare di tanto in tanto di “stato di salute della Terra”. Una sorta di periodico check up per condividere con voi alcuni spunti di riflessione e renderci conto dove stiamo andando come esseri umani. Abbiamo anche creato una sezione del sito ad hoc per i temi legati all’ambiente e ai cambiamenti climatici, ma quello che vi vogliamo raccontare oggi riguarda il rapporto tra uomo e ambiente, mai così ai minimi termini come oggi.

Thilafushi, l’isola “di plastica” delle Maldive. Credit: tg24.sky.it

L’isola di plastica delle Maldive

C’era un tempo in cui le Maldive rappresentavano un paradiso in terra, nell’immaginario collettivo. Ebbene, se vedeste come sono ridotte alcune isole che fanno parte di questa zona del sud-est asiatico, sareste i primi a ricredervi. Thilafushi, in particolare, è un atollo che da trent’anni accumula oltre 300 tonnellate di rifiuti ogni giorno.

Si tratta di una vera e propria discarica a cielo aperto lunga 3,5 chilometri e larga 200 metri, ma che non fa che ingrandirsi a causa della gran quantità di rifiuti che le correnti marine portano dalla capitale Malè, distante appena 7 km. In mezzo agli alberi vi si possono trovare i più svariati oggetti di plastica, pannolini, vestiti, ma anche batterie, elettrodomestici, rifiuti tossici. Immondizia che viene bruciata 24 ore al giorno, con una colonna di fumo visibile dagli aerei che atterrano a Malè.

Gli atolli delle Maldive non riusciranno a sostenere ancora per molto la quantità di rifiuti che i turisti producono. In tal senso si sta muovendo Boyan Slat, il venticinquenne di cui vi abbiamo parlato in un articolo precedente che con la sua Ocean Cleanup sta provando a ripulire gli oceani dai rifiuti. Una soluzione a questo problema, però, sembra ancora parecchio lontana.

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