Si chiama Boyan Slat, è appassionato di spazio e ha progettato un macchinario per pulire oceani, fiumi e laghi dalla plastica. Vediamo a che punto è la sua “Ocean Clean Up”.

“Vogliamo trasformare i Paesi Bassi in una nuova Silicon Valley. Per raggiungere il nostro obiettivo abbiamo bisogno delle migliori menti di tutto il mondo, a tempo pieno”. Recita così il sito ufficiale di theoceancleanup.com, progetto dell’olandese Boyan Slat che si pone l’obiettivo di risolvere il fastidioso problema della plastica nei mari.

Boyan Slat. Credit: theoceancleanup.com

Come tutto è cominciato

Appassionato di spazio e di ingegneria aerospaziale, Boyan Slat si è reso conto di dover fare qualcosa qui, sulla Terra, anziché andare a cercare una soluzione nello spazio, per salvare il pianeta. A sedici anni, durante un’immersione in Grecia, si rese conto che in acqua c’erano più sacchetti di plastica che pesci. Decise così di dedicarsi al progetto che gli avrebbe letteralmente cambiato la vita, la Ocean Cleanup.

La sua idea divenne virale su internet, tanto da permettergli di raccogliere il denaro per realizzarla tramite crowdfunding. Nel 2013 ha fondato la The Ocean Cleanup, organizzazione no-profit che aveva l’obiettivo di installare un mega raccoglitore di immondizia direttamente nel Pacifico con l’obiettivo di ripulirlo dalla Great Garbage Patch, l’isola di rifiuti più grande del mondo. Nel 2014 lanciò la sua seconda raccolta fondi e accumulò circa 2,2 miliardi di dollari. Al momento la sua iniziativa ha ottenuto fondi sia nella Silicon Valley che in Europa, anche da privati.

La The Ocean Cleanup. Credit: theoceancleanup.com.

Come funziona la Ocean Cleanup

Nel cercare una soluzione ad un problema sempre più frequente, Boyan Slat si è servito delle correnti. Il sistema di pulizia si basa su forze naturali. Pensateci: i rifiuti, ed in particolare la plastica, vengono trasportati dal vento, dalle onde, e in generale dalla corrente marina. Utilizzando un’ancora marina per rallentare questo sistema, la plastica può essere individuata, trattenuta e catturata.

Ovviamente non sono mancati imprevisti durante tutto il percorso della Ocean Cleanup. Nel 2018, ad esempio, il primo collettore di immondizia subì un malfunzionamento proprio nei pressi della Great pacific garbage patch. Quell’esperienza ha portato Boyan Slat a perfezionare il suo progetto, che adesso si è esteso anche ai fiumi e ai laghi per andare a togliere la plastica all’origine di questa “catena inquinante”.

L’immensa isola di plastica nel Pacifico, mappata dalla Ocean Cleanup fra il 2015 e 2016. Credit: theoceancleanup.com

Con molta della plastica raccolta dagli oceani, fra l’altro, sono stati realizzati occhiali da sole griffati “The Ocean Cleanup”. Il ricavato andrà tutto all’organizzazione per continuare le operazioni di pulizia e avviare nuovi progetti in tutto il mondo.

Nell’ultima spedizione dell’Ocean Cleanup sono state raccolte circa 8 tonnellate di plastica nel corso di un test durato 6 settimane sulla Garbage Patch del Pacifico. L’auspicio è di vedere sempre più spesso scene del genere:

La missione Jenny della Ocean Cleanup.

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