“Di chi è la Luna?” sembra una domanda semplice, ma in effetti si apre un dibattitto abbastanza complesso che coinvolge l’astronomia, il diritto internazionale e la filosofia della scienza

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Il lancio della missione Artemis II da parte della NASA, che prevede il sorvolo circumlunare con equipaggio, ha riacceso il dibattito sull’importanza strategica e geopolitica della Luna. Nel contesto della competizione spaziale internazionale, il nostro satellite naturale rappresenta un nodo cruciale per lo sviluppo di infrastrutture, capacità operative e proiezione di potenza nello spazio cislunare.

L’interesse crescente da parte delle potenze mondiali quali Stati Uniti, Cina, Russia e India si traduce nello sviluppo e nel potenziamento di capacità avanzate di monitoraggio, tracciamento e caratterizzazione degli oggetti spaziali. Tali capacità rientrano nei domini della Space Situational Awareness (SSA) e della Space Domain Awareness (SDA), fondamentali per garantire sicurezza operativa, prevenzione delle collisioni e superiorità informativa.

In questo scenario, la governance dello spazio cislunare assume un ruolo centrale, con particolare riferimento alla gestione dell’Earth-Moon System (EMSys), alla sorveglianza dei punti di Lagrange — regioni di equilibrio gravitazionale strategicamente rilevanti — e allo sfruttamento delle risorse lunari. Questi elementi si configurano come fattori determinanti nell’agenda geopolitica e nella definizione dei futuri equilibri di potere nello spazio extra-atmosferico.

Artemis II, Orion, Luna, flyby
Rappresentazione artistica del flyby

La geopolitica terrestre si riflette anche su quella della Luna?

La competizione per lo spazio extra-atmosferico rappresenta una naturale estensione delle dinamiche geopolitiche terrestri. In particolare, la Luna — e soprattutto il suo Polo Sud — è divenuta negli ultimi anni un obiettivo strategico per le principali potenze globali.

Questa regione lunare è di enorme interesse scientifico ed economico, in quanto ospita depositi di ghiaccio d’acqua permanentemente in ombra, risorsa fondamentale per sostenere una presenza umana stabile e per la produzione di carburante spaziale (idrogeno e ossigeno). A queste risorse si aggiungono elementi rari come l’elio-3, il carbonio, l’azoto e le cosiddette terre rare, che potrebbero avere applicazioni future in campo energetico e tecnologico.

La geopolitica lunare affonda le sue radici nella rivalità tra Stati Uniti e Unione Sovietica durante la Guerra Fredda. Il lancio dello Sputnik nel 1957 segnò l’inizio della corsa allo spazio, dimostrando la superiorità tecnologica sovietica in quella fase iniziale. La risposta statunitense culminò con la missione Apollo 11 nel 1969, quando per la prima volta l’uomo mise piede sulla superficie lunare. Questo evento non rappresentò soltanto una conquista scientifica, ma anche una vittoria simbolica e politica degli Stati Uniti.

Con la fine della Guerra Fredda, la competizione spaziale sembrò attenuarsi, lasciando spazio a forme di cooperazione internazionale, come la Stazione Spaziale Internazionale. Tuttavia, nel XXI secolo, la Luna è tornata al centro delle ambizioni strategiche globali.

Luna Terra Artemis II
Credit: NASA

Il programma Artemis degli Stati Uniti

Gli Stati Uniti hanno rilanciato la propria presenza lunare attraverso il programma Artemis, guidato dalla NASA. L’obiettivo principale è quello di riportare astronauti sulla Luna entro la fine del decennio e stabilire una presenza sostenibile. In particolare, il Polo Sud lunare è considerato il sito ideale per future basi permanenti.

Un elemento centrale della strategia statunitense è la creazione di un’alleanza internazionale attraverso gli Artemis Accords, accordi bilaterali che definiscono principi condivisi per l’esplorazione pacifica dello spazio. Tra i partner figurano diversi Paesi occidentali e alleati strategici, delineando un blocco geopolitico anche nello spazio.

Cina, una strategia ambiziosa e crescente

La Cina ha sviluppato un ambizioso programma lunare attraverso la serie di missioni Chang’e program. Negli ultimi anni, Pechino ha ottenuto importanti successi, tra cui l’atterraggio sul lato nascosto della Luna e il ritorno di campioni lunari sulla Terra.

La Repubblica Popolare Cinese punta alla creazione di una Stazione Internazionale di Ricerca Lunare (ILRS), in collaborazione con la Russia. Questo progetto rappresenta una chiara alternativa al programma Artemis e riflette una visione multipolare dello spazio.

La Russia, tra eredità storiche e nuove alleanze

La Russia, erede della tradizione spaziale sovietica, continua a considerare lo spazio un ambito strategico. Sebbene il suo programma lunare abbia incontrato difficoltà tecniche e finanziarie negli ultimi anni, Mosca mantiene un ruolo rilevante grazie alla collaborazione con la Cina. Il progetto congiunto sino-russo mira a sviluppare infrastrutture robotiche e, in prospettiva, una presenza umana sulla Luna. Tale cooperazione segna un cambiamento rispetto alla storica rivalità con gli Stati Uniti, configurando nuovi equilibri geopolitici.

Nuovi attori: India ed Emirati Arabi Uniti

Negli ultimi anni, nuovi Paesi si sono affacciati sulla scena lunare. L’India ha raggiunto un importante traguardo con la missione Chandrayaan-3, diventando il primo Paese a effettuare un atterraggio morbido vicino al Polo Sud lunare. Questo successo rafforza il ruolo dell’India come potenza spaziale emergente.

Anche gli Emirati Arabi Uniti stanno investendo significativamente nel settore spaziale, con programmi di esplorazione lunare e collaborazioni internazionali. Sebbene il loro ruolo sia ancora in fase di sviluppo, rappresentano un esempio della crescente democratizzazione dell’accesso allo spazio.

Luna piena
Credit: NASA

Il quadro giuridico anche sulla Luna: il Trattato sullo spazio extra-atmosferico

La questione della proprietà emerge nel diritto internazionale, in particolare con il Outer Space Treaty del 1967. Questo trattato, ratificato da oltre 100 Paesi, stabilisce principi fondamentali:

  • lo spazio extra-atmosferico, inclusa la Luna, è patrimonio comune dell’umanità,
  • nessuno Stato può rivendicare sovranità su di esso,
  • l’uso dello spazio deve essere pacifico e a beneficio di tutti.

Un successivo accordo, il Moon Agreement, rafforza l’idea che le risorse lunari siano patrimonio comune, ma è stato ratificato da pochi Paesi e ha quindi un impatto limitato.

Le nuove sfide della Luna

Con programmi moderni come Artemis program, si prospetta un ritorno stabile sulla Luna. Questo apre interrogativi sullo sfruttamento delle risorse, come:

  • elio-3 (potenziale combustibile per fusione nucleare)
  • ghiaccio d’acqua nei poli lunari
  • minerali rari

Alcuni Paesi hanno introdotto leggi nazionali che permettono alle aziende private di sfruttare risorse spaziali, creando tensioni con il principio di non appropriazione.

Campioni lunari

Conclusioni

In base alle conoscenze attuali, la Luna non appartiene a nessuno Stato o individuo. È regolata da accordi internazionali che ne vietano l’appropriazione e ne promuovono l’uso condiviso. Tuttavia, con l’evoluzione delle tecnologie spaziali e degli interessi economici, il tema della “proprietà” della Luna rimane aperto e in continua evoluzione. In definitiva, più che chiederci “di chi è la Luna”, la comunità scientifica e internazionale è chiamata a rispondere a una domanda più profonda: come possiamo gestire responsabilmente un bene che appartiene, in senso etico, a tutta l’umanità?

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