Scoperta una firma chimica nascosta nelle rocce lunari che suggerisce la presenza di ossigeno nella Luna, offrendo nuove prospettive sulla sua evoluzione geologica

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La Terra e la Luna, pur presentando oggi caratteristiche profondamente differenti, si sono originate in condizioni cosmiche analoghe durante le prime fasi di formazione del Sistema Solare. Secondo l’ipotesi attualmente più accreditata, nota come teoria dell’impatto gigante, la Terra primordiale subì la collisione con un corpo protoplanetario di dimensioni paragonabili a Marte (spesso indicato come “Theia”). L’energia sprigionata da questo evento determinò l’espulsione di grandi quantità di materiale nel disco circumterrestre, da cui si sarebbe successivamente aggregata la Luna.

Superficie lunare, un archivio geologico intatto

A differenza della Terra, la Luna è priva di tettonica a placche attiva e non possiede un’atmosfera significativa. L’assenza di tali processi implica una limitata rielaborazione della superficie e un mancato riciclo geochimico di elementi volatili, come l’ossigeno, nel corso di miliardi di anni.

La superficie lunare rappresenta un archivio geologico relativamente intatto, che conserva evidenze dirette delle condizioni primordiali del sistema Terra-Luna. In particolare, le rocce originate dalle prime fasi di attività vulcanica lunare costituiscono una preziosa testimonianza dei processi geodinamici avvenuti circa 4 miliardi di anni fa, offrendo importanti vincoli per la comprensione dell’evoluzione iniziale del nostro pianeta.

Le rocce generate durante le prime fasi di attività vulcanica lunare costituiscono un’importante testimonianza degli eventi verificatisi circa 4 miliardi di anni fa. L’analisi delle condizioni di formazione di tali litologie consente agli scienziati di approfondire la comprensione dei processi che hanno portato all’origine della Terra.

Campioni della Luna
Campioni della Luna

La presenza d’ilmenite nella roccia lunare

In uno studio pubblicato nel marzo 2026 sulla rivista Nature Communications, il nostro gruppo di ricerca, composto da fisici e geoscienziati, ha analizzato l’ilmenite, un minerale costituito da ferro, titanio e ossigeno, presente in una roccia lunare cristallizzata a partire da un antico magma.

Mediante l’impiego di tecniche avanzate di microscopia elettronica, è stata investigata la firma chimica del titanio all’interno dell’ilmenite. I risultati hanno evidenziato che circa il 15% degli atomi di titanio presenta uno stato di ossidazione inferiore rispetto a quello atteso.

cratere luna
Cratere sulla Luna

Implicazioni della presenza di titanio trivalente nell’ilmenite lunare

L’ilmenite (FeTiO₃) è un minerale comune sia sulla Terra sia sulla Luna, nel quale il titanio si trova generalmente in stato di ossidazione +4. In condizioni standard, infatti, l’atomo di titanio perde quattro elettroni durante la formazione dei legami con l’ossigeno, assumendo una carica positiva di 4+. Questo stato riflette ambienti relativamente ricchi di ossigeno, nei quali il titanio raggiunge la sua configurazione più ossidata e stabile.

Tuttavia, analisi condotte su campioni lunari, in particolare su rocce raccolte durante la missione Apollo 17, hanno rivelato la presenza di titanio in uno stato di ossidazione inferiore, pari a +3. Questo cosiddetto titanio trivalente rappresenta una forma ridotta dell’elemento, indicativa di condizioni chimiche significativamente diverse rispetto a quelle terrestri.

La presenza di Ti³⁺ nell’ilmenite lunare costituisce una conferma sperimentale di ipotesi avanzate da tempo nella comunità geologica: parte del titanio nei basalti lunari non è completamente ossidata. Questo fenomeno è strettamente legato alla disponibilità di ossigeno durante i processi di formazione della roccia. In ambienti poveri di ossigeno (condizioni riducenti), il titanio non perde tutti e quattro i suoi elettroni, stabilizzandosi quindi nello stato trivalente.

Di conseguenza, l’abbondanza relativa di titanio trivalente nei campioni analizzati fornisce un importante indicatore geochimico delle condizioni redox presenti all’interno della Luna al momento della formazione delle rocce, circa 3,8 miliardi di anni fa. Un’elevata concentrazione di Ti³⁺ suggerisce un ambiente con bassa fugacità di ossigeno, coerente con un interno lunare più riducente rispetto a quello terrestre.

Lo studio dello stato di ossidazione del titanio nell’ilmenite non solo amplia la comprensione della chimica dei minerali lunari, ma offre anche preziose informazioni sulle condizioni ambientali primordiali della Luna, contribuendo alla ricostruzione della sua evoluzione geologica e chimica.

Terra Luna
La Terra sorge dietro la Luna

Un collegamento con la chimica primordiale della Luna

Il gruppo di ricerca ha finora condotto analisi dirette su un numero limitato di campioni di rocce lunari; tuttavia, attraverso una revisione della letteratura scientifica disponibile, sono stati identificati oltre 500 analisi di ilmenite lunare potenzialmente contenente titanio nello stato di ossidazione trivalente (Ti³⁺).

Lo studio sistematico di questi campioni rappresenta un’opportunità significativa per approfondire la comprensione delle variazioni della composizione chimica lunare in relazione sia alla distribuzione geografica sia all’evoluzione temporale della Luna.

Sebbene i risultati della ricerca suggeriscano l’esistenza di una correlazione, già ipotizzata in studi precedenti, tra la presenza di titanio trivalente nell’ilmenite e le condizioni di disponibilità di ossigeno, tale relazione non è ancora stata quantificata mediante dati sperimentali specificamente progettati. Pertanto, ulteriori indagini sperimentali mirate a esplorare questo legame potrebbero fornire nuove informazioni sui processi geochimici dell’interno lunare.

Si ipotizza inoltre che questa relazione possa essere estesa anche ad altri corpi planetari e asteroidi caratterizzati da condizioni di bassa disponibilità di ossigeno chimicamente attivo, in contrasto con quanto osservato per la Terra.

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