Esplosione durante un test per il razzo New Glenn a Cape Canaveral: Blue Origin analizza le cause dell’incidente e aggiorna sullo stato del programma spaziale dopo il disastro.
Il 28 maggio scorso, presso il Launch Complex-36A (LC-36A) della Cape Canaveral Space Force Station in Florida, Blue Origin stava conducendo un test di accensione a terra del suo razzo New Glenn. Durante la prova, pensata per preparare il vettore al suo quarto lancio, un’anomalia ha scatenato una spettacolare esplosione che ha danneggiato l’impianto e proiettato detriti nell’area circostante. Per fortuna nessun membro del personale è rimasto ferito, ma l’incidente rappresenta un duro colpo per l’azienda di Jeff Bezos e potrebbe avere ripercussioni significative sul suo futuro nel settore spaziale.

La prima reazione e i giorni successivi
Subito dopo l’esplosione, Blue Origin ha comunicato l’accaduto tramite il proprio account su X, dichiarando che era stata rilevata un’anomalia durante il test.Nei giorni successivi si sono susseguiti avvisi riguardo ai detriti, mentre l’azienda riferiva di aver riacquistato accesso limitato al pad e di essere pronta ad avviare le operazioni di sgombero e le indagini sull’accaduto. Blue Origin ha comunicato che la “palla di fuoco” non sembrava aver danneggiato né il primo stadio del New Glenn né i secondi stadi presenti nella struttura di integrazione nelle vicinanze.
Le buone notizie del CEO Dave Limp
In un aggiornamento successivo, il CEO di Blue Origin Dave Limp ha condiviso alcune notizie incoraggianti su X: i serbatoi di ossigeno, idrogeno liquido e GNL risultano tutti in buone condizioni. Si tratta di un colpo di fortuna trattandosi di componenti con tempi di approvvigionamento molto lunghi. Anche la torre d’acqua è integra. La grande torre di supporto ha subito danni, ma potrà essere riparata senza necessità di demolizione e ricostruzione. Il booster “Never Tell Me The Odds” e i tre secondi stadi presenti nella struttura di integrazione appaiono anch’essi in buono stato.
Configurazione e piani futuri
Limp ha anche respinto le speculazioni secondo cui l’azienda potrebbe accelerare il passaggio alla configurazione super-heavy 9×4, dichiarando che la produzione della variante standard 7×2 sta procedendo bene e continuerà al ritmo previsto. Ha inoltre annunciato che Blue Origin sta già lavorando per sostituire l’attuale sistema di trasporto del complesso di lancio con un concetto verticale, in cui i razzi saranno assemblati completamente in posizione eretta all’interno della struttura di integrazione prima del trasporto al pad. Infine, ha affermato con ottimismo che il prossimo volo avverrà entro la fine di quest’anno.
Le ricadute su NASA e sul settore spaziale

L’esplosione, tuttavia, ha conseguenze ben più ampie, che riguardano non solo Blue Origin, ma anche la NASA e il settore commerciale spaziale nel suo complesso. Il pad non ha un backup: il vicino LC-36B è ancora in fase preliminare, e un eventuale ripristino del sito richiederà almeno 12-15 mesi nella migliore delle ipotesi. I ritardi potrebbero mettere a rischio i contratti con la NASA per la fornitura dell’Human Landing System del programma Artemis. Secondo il nuovo calendario, Artemis III (prevista per il 2027) prevede un rendez-vous orbitale tra una capsula Orion con equipaggio e un lander Blue Moon, come prova generale per Artemis IV (2028), in cui due astronauti scenderanno sulla superficie lunare per attività scientifiche. Una sfida sempre più difficile, con il cronometro che continua a correre.
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