Una ricerca mette in dubbio la presenza del buco nero Sagittarius A*. Il cuore della nostra galassia sarebbe un ammasso di materia invisibile che tiene tutto insieme.
Per decenni la comunità scientifica ha considerato Sagittarius A* come l’esempio perfetto di buco nero supermassiccio, una singolarità invisibile capace di tenere legata a sé l’intera galassia. Questa certezza è stata alimentata dalle spettacolari immagini dell’Event Horizon Telescope e dallo studio delle orbite stellari nel cuore della Via Lattea.
Un nuovo studio pubblicato sulla prestigiosa rivista Monthly Notices of the Royal Astronomical Society (MNRAS), propone un’alternativa. Secondo la ricerca guidata da Valentina Crespi, dell’Instituto de Astrofísica de La Platan, in Argentina, al centro della nostra galassia potrebbe trovarsi un nucleo densissimo di materia oscura, invece che un punto di densità infinita.
La prova nelle stelle centrali
La prova principale risiede nel movimento delle cosiddette stelle S, un gruppo di astri che orbitano a distanze brevissime dal centro della galassia. Queste stelle si muovono a velocità pazzesche, arrivando a superare il 10% della velocità della luce. Finora, solo la presenza di un buco nero compatto sembrava in grado di spiegare orbite così strette e violente.
Il modello di Crespi dimostra invece che un nucleo denso di materia oscura, composto da particelle ipotetiche chiamate “darkini”, può generare un campo gravitazionale quasi identico su scala locale. Il vantaggio di questa nuova interpretazione è la capacità di spiegare contemporaneamente due fenomeni diversi: la danza delle stelle nel cuore galattico e la rotazione delle stelle nelle zone più periferiche della Via Lattea.

(Crediti: Valentina Crespi et al., CC BY 4.0)
Una visione globale per la galassia
Mentre il modello del buco nero funziona bene per descrivere ciò che accade a breve distanza, trascura però la curva di rotazione galattica nelle zone esterne. Al contrario, la distribuzione di materia oscura, ipotizzata nello studio, si estende in un alone che plasma il movimento di tutta la galassia, garantendo una coerenza fisica che finora ci era sfuggita. Se questa tesi venisse confermata, significherebbe che la materia oscura funge da motore centrale che tiene insieme la Via Lattea.
L’invisibile che governa il vivibile
Questa scoperta, sembrerebbe quasi suggerire che la nostra dipendenza dai buchi neri come risposte universali, potrebbe aver rallentato la comprensione della materia oscura. Spesso preferiamo infatti, paradossalmente, l’idea di un abisso che divora tutto perché si adatta bene alle nostre equazioni, ma la natura potrebbe aver scelto una soluzione più distribuita e meno catastrofica.
Se Sagittarius A* è davvero un “nocciolo” di materia oscura, allora viviamo in una galassia governata dall’invisibile, dove il centro non è un vuoto, ma una sostanza che sostiene l’intera struttura stellare, ridefinendo tutto quello che pensavamo fosse la nostra attuale casa.
Fonte consultata:
