Primo volo della Starship V3 di SpaceX: debutto del nuovo Pad-2, problemi al Super Heavy e test cruciale per Artemis III
Dopo un primo tentativo effettuato nella notte italiana tra il 21 ed il 22 maggio, interrotto a T-40 secondi a causa del blocco di un fermo di ritenzione del nuovo Stage-0 della nuovissima rampa di lancio Pad-2 di Boca Chica, SpaceX ci ha riprovato 24 ore dopo per il nuovo lancio di Starship.

Alle 00:30 italiane del 23 maggio 2026, perfettamente in orario, abbiamo seguito in diretta il decollo della nuova Starship V3, il più potente razzo mai costruito, protagonista della missione Flight 12 partita da Starbase, in Texas. Si trattava di un test importantissimo: il debutto assoluto della configurazione V3, profondamente diversa rispetto alle precedenti versioni del sistema Starship.
E stavolta era davvero tutto nuovo
Nuova rampa di lancio, il Pad-2, progettato attorno ad un inedito Stage-0, completamente ripensato per adattarsi alla diversa geometria dei nuovi motori Raptor V3. Nuovi motori, più potenti, più leggeri e soprattutto molto più semplici dal punto di vista meccanico. Nuovo Super Heavy, ora alto circa 124 metri, con serbatoi maggiorati e una spinta superiore agli 80 MN. E infine una nuova Starship, anch’essa in versione V3, più grande e dotata di sei nuovi motori: tre ottimizzati per il vuoto spaziale e tre per il funzionamento atmosferico. Insomma: una quantità enorme di variabili ed incognite, che hanno portato SpaceX a scegliere un profilo di missione estremamente prudenziale.
Nonostante questo, il volo di Starship ha raggiunto lo spazio
Durante l’ascesa, però, non sono mancati i problemi: uno dei 33 motori del booster Super Heavy si è spento poco dopo il decollo, mentre anche uno dei sei motori della Ship ha avuto un’anomalia durante la salita. Malgrado tutto, il veicolo ha continuato regolarmente la missione. Il nuovo Stage-0, dopo il problema che aveva causato il rinvio del primo tentativo, ha invece funzionato in maniera impeccabile e anche estremamente spettacolare, resistendo senza particolari danni alla potenza del nuovo sistema di lancio. Per prudenza, SpaceX aveva deciso di non tentare il recupero del booster con le gigantesche Chopsticks della torre, pianificando invece un ammaraggio controllato nel Golfo del Messico.

Ma qualcosa è andato storto
Già al lancio, come detto, uno dei motori si era spento. Successivamente, durante il rientro, il booster Super Heavy B19 ha tentato la manovra di frenaggio necessaria per rallentare prima dell’impatto con l’oceano. Secondo l’analisi pubblicata da Scott Manley, uno dei nuovi motori Raptor 3, probabilmente il numero R86, sarebbe esploso durante il tentativo di riaccensione simultanea dei 33 motori. L’esplosione potrebbe aver causato un guasto a cascata sugli altri propulsori, costringendo SpaceX ad interrompere la manovra di decelerazione.
In precedenza anche il motore R54 si era spento, mentre il R114 non era riuscito ad avviarsi durante la separazione a caldo, ma questi problemi non sembrano essere stati la causa principale della perdita del booster. La nuova architettura della versione V3 potrebbe inoltre aver avuto un ruolo importante: l’assenza di compartimenti protettivi individuali tra i motori potrebbe aver favorito la propagazione dei danni dopo l’esplosione. Senza il corretto frenaggio, il booster è rientrato nell’atmosfera a velocità estremamente elevata, oltre 1.400 km/h, subendo ulteriori danni strutturali. Un ultimo tentativo di riaccensione dei motori è stato effettuato poco prima dell’ammaraggio, senza successo. Il Super Heavy B19 è quindi precipitato nell’oceano ad alta velocità, circa 310 km lontano dal punto previsto di atterraggio.
Nel frattempo, la missione della Starship proseguiva.
Durante il volo sono stati rilasciati 22 simulatori di satelliti Starlink, inclusi due prototipi dotati di telecamere dedicate all’osservazione dello scudo termico durante il rientro atmosferico.

Le immagini trasmesse hanno mostrato per la prima volta una Starship operativa nello spazio profondo con una qualità mai vista prima. È stato invece annullato uno dei test più attesi: la riaccensione di un motore nello spazio, cancellata proprio a causa dell’anomalia registrata durante la salita. La Ship 39 ha comunque completato quasi interamente il proprio profilo di missione, effettuando il rientro atmosferico e testando limiti strutturali e manovre avanzate del veicolo. L’ammaraggio finale nell’Oceano Indiano si è concluso con una gigantesca, spettacolare esplosione, prevista e considerata parte del test.
Un volo importantissimo
Questo volo rappresenta un passaggio fondamentale anche per il futuro del programma lunare Artemis della NASA. Non a caso, per la prima volta, il nuovo amministratore NASA Jared Isaacman era presente a Boca Chica. Il tempo stringe: Artemis III si avvicina e la versione lunare HLS derivata da Starship dovrà dimostrare di poter operare in orbita terrestre prima di tentare una missione lunare. Restano ancora da validare capacità fondamentali come il rifornimento orbitale e missioni complete di lunga durata. E un successo è importante anche per Elon Musk: la possibile futura quotazione in borsa di SpaceX rende ogni progresso tecnico un elemento fondamentale anche dal punto di vista finanziario. Nonostante anomalie e perdita del booster, il test viene comunque considerato un importante passo avanti. La nuova Starship V3 ha dimostrato di poter volare, raggiungere lo spazio e completare un rientro controllato, avvicinando SpaceX agli obiettivi di riutilizzo rapido e, soprattutto, alle future missioni verso la Luna e Marte.
Per saperne di più:
- Consulta il sito di SpaceX
