La storia di Mileva Marić, la prima moglie di Einstein, e il dibattito sul suo ruolo nello sviluppo delle teorie che rivoluzionarono la fisica del Novecento

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Quando parliamo di Albert Einstein, tendiamo a immaginare un genio solitario che rivoluzionò la fisica nel suo ufficio brevetti di Berna. La realtà storica, come spesso accade, è più sfumata e complessa di quanto le narrazioni popolari ci facciano credere. Negli ultimi decenni, un numero crescente di studiosi ha iniziato a interrogarsi sul ruolo che Mileva Marić, la sua prima moglie, potrebbe aver avuto nello sviluppo delle sue teorie rivoluzionarie.

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Mileva Marić ed Albert Einstein in una fotografia d’archivio conservata nella biblioteca dell’ETH di Zurigo. I due si conobbero proprio all’ETH (il Politecnico federale svizzero) nel 1896, quando erano entrambi studenti: si sposarono nel 1903 e divorziarono nel 1919. Crediti: ETH-Bibliothek Zürich, Bildarchiv.

Una fisica dimenticata

La storia di Mileva Marić è emblematica delle difficoltà che le donne dovevano affrontare nel mondo scientifico all’inizio del XX secolo. Nata nel 1875 nell’attuale Serbia (allora parte dell’Impero austro-ungarico), fu una delle prime donne ammesse a studiare fisica e matematica al prestigioso Politecnico di Zurigo, l’attuale ETH. Fu proprio qui che nel 1896 conobbe il giovane Albert Einstein, dando inizio a una relazione che avrebbe unito la passione per la fisica a quella sentimentale.

Le lettere tra i due, riscoperte solo di recente, rivelano un rapporto basato su una profonda affinità intellettuale. “Come sono felice di aver trovato in te una creatura alla pari, forte e indipendente quanto me!”, le scrisse Einstein nel 1900. Non si trattava solo di lettere d’amore: i due discutevano spesso di fisica, scambiandosi idee e ragionamenti.

Gli anni cruciali di Berna

Il periodo più interessante della loro collaborazione furono gli anni di Berna, dopo il matrimonio nel 1903. Fu qui che Einstein produsse i suoi lavori più rivoluzionari, culminati nel celebre “annus mirabilis” del 1905. In una lettera del 1901, Einstein scrisse a Marić una frase che ha fatto molto discutere gli storici: “Quanto sarò felice e orgoglioso quando insieme avremo portato vittoriosamente a termine il nostro lavoro sul moto relativo!”

Ma quale fu realmente il contributo di Marić a queste teorie rivoluzionarie? Le prove di una collaborazione diretta sono al momento circostanziali. Non esistono pubblicazioni firmate congiuntamente o manoscritti che dimostrino in modo inequivocabile un suo ruolo formale. D’altra parte, è innegabile che Marić avesse una solida preparazione scientifica: al Politecnico eccelleva nel lavoro sperimentale, ottenendo voti persino migliori di Einstein in fisica applicata.

Il declino e l’oblio

Con il crescere della fama di Einstein, il rapporto tra i due si deteriorò rapidamente. Si separarono nel 1914 e divorziarono nel 1919, proprio mentre la conferma sperimentale della teoria della relatività generale stava per rendere Einstein una celebrità mondiale. Da quel momento, Mileva Marić scomparve sostanzialmente dalla narrazione pubblica, dedicandosi all’educazione dei figli. Solo negli anni ’90 del Novecento la sua figura è tornata all’attenzione degli studiosi, generando interpretazioni contrastanti, da chi la vede come una collaboratrice non riconosciuta o addirittura una co-autrice.

Una storia che ci riguarda

La storia delle prime scienziate è una storia di ostacoli e mancati riconoscimenti. Chi sceglieva di dedicarsi alla ricerca si trovava in una posizione impossibile: la società le considerava eccentriche per aver scelto un percorso “non femminile”, mentre il mondo accademico le teneva ai margini, rifiutandosi di riconoscere pienamente il loro lavoro.

Che abbia o meno contribuito direttamente alle teorie di Einstein, la storia di Mileva Marić ci ricorda quanto sia importante recuperare le voci dimenticate nella storia della scienza. Dietro ogni grande scoperta scientifica c’è spesso una rete di relazioni, collaborazioni e scambi intellettuali che vanno ben oltre la figura del “genio solitario”. Ed è proprio ricostruendo queste reti che possiamo comprendere meglio non solo il passato della scienza, ma anche il suo presente.

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