La neuroscienza spiega perché alcuni ritornelli restano incastrati nella mente per ore e come il cervello trasforma la musica in un loop involontario.

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Hai mai avuto in testa per ore un ritornello che non riesci a spegnere, anche se la musica è finita da un pezzo? Succede a quasi tutti. È l’effetto earworm, il cosiddetto “verme dell’orecchio”. E non è colpa di Lady Gaga o dei Måneskin: è il tuo cervello che fa esattamente ciò per cui è progettato, cioè ricordare, ripetere e completare ciò che è rimasto sospeso.

Il loop invisibile nella nostra mente

Gli scienziati lo chiamano Immaginazione Musicale Involontaria, o INMI. Secondo gli studi, oltre il novanta per cento delle persone sperimenta questo fenomeno ogni settimana. È il motivo per cui un motivetto pubblicitario o una canzone pop possono restare incollati alla mente come una eco che non si spegne. La psicologa Kelly Jakubowski, autrice di uno studio pubblicato nel 2017, ha analizzato migliaia di brani e identificato i motivi che rendono una canzone “appiccicosa”:

  1. Un tempo veloce: i ritmi energici catturano più facilmente l’attenzione.
  2. Una melodia semplice (simile a quella delle filastrocche).
  3. Un gancio distintivo, un passaggio o un intervallo musicale inaspettato che sorprende e aggancia la memoria. È il motivo per cui il “Gaga oh la la” di Bad Romance o il coro di Seven Nation Army diventano impossibili da dimenticare.
Perché quella canzone non se ne va dalla testa? La scienza degli earworm e del cervello in loop
Screenshot tratto dal video di “Bad Romance” di Lady Gaga

Il cervello non sopporta le storie incompiute

Dietro questo fenomeno si nasconde anche l’effetto Zeigarnik, una tendenza psicologica secondo cui ricordiamo meglio ciò che è rimasto incompleto. Una canzone interrotta o un ritornello lasciato a metà restano nella memoria come un compito da finire. Il cervello tenta di completarlo, e così la musica continua a ripetersi dentro di noi.

Gli earworm emergono più facilmente nei momenti in cui la mente vaga. Sotto la doccia, mentre camminiamo o prima di dormire, entra in funzione il cosiddetto Default Mode Network, la rete cerebrale che si attiva quando sogniamo a occhi aperti. È in queste fasi di inattività parziale che le melodie riescono a infiltrarsi e a prendere il controllo.

Non sempre un fastidio

Anche se spesso ci infastidiscono, gli earworm non sono sempre negativi. Possono evocare nostalgia, migliorare l’umore o perfino stimolare la creatività. Paul McCartney raccontò che “Yesterday” nacque da una melodia che gli girava in testa nel sonno, come un sogno musicale che non voleva svanire.

Perché quella canzone non se ne va dalla testa? La scienza degli earworm e del cervello in loop
Paul McCartney canta “Yesterday”.

Come fermare il jukebox mentale

Quando la canzone diventa un tormento, la scienza suggerisce 3 strategie efficaci:

  1. Chiudi il loop ascoltando il brano fino alla fine.
  2. Sostituisci la melodia con una “canzone cura”, come Happy Birthday.
  3. Mastica una gomma: sembra incredibile, ma uno studio del 2015 ha dimostrato che masticare interferisce con i micro movimenti della bocca che accompagnano la musica immaginata, interrompendo così il loop.

Il lato positivo del silenzio

Forse gli earworm non sono un difetto, ma una testimonianza di quanto la musica sia radicata nel nostro cervello. Anche quando tutto tace, la mente continua a suonare. Ogni ritornello che non se ne va ci ricorda che la musica non è solo ascolto, ma memoria, emozione e identità.


Fonti consultabili:

  1. ScienceAlert (2025). There’s A Scientific Reason Why Some Songs Get Stuck In Your Head.
  2. Jakubowski, K., Finkel, S., Stewart, L., & Müllensiefen, D. (2017). Dissecting the catchy earworm: Melodic features and song popularity predict involuntary musical imagery.
  3. Beaman, C. P., & Williams, T. I. (2015). Want to block earworms from conscious awareness? Buy chewing gum.