Non c’è da stupirsi che i grandi scrittori siano convinti che le prime bozze facciano schifo.
Quando uno scrittore inizia a scrivere la prima stesura del suo libro, il più delle volte ciò che ne esce fa letteralmente schifo. Lo ha confermato anche Stephen King nel suo manuale sulla scrittura, On Writing. È assolutamente normale che ciò accada, la chiamiamo appunto “prima bozza”. Perché poi nella seconda (e spesso nella terza) si va a rileggere a mente fredda e lucida ciò che si è scritto. A quel punto (e questo succede in tantissime cose della vita), arrivano nuove idee, concetti da tagliare e perfezionamenti da aggiungere. Ma perché accade questo? Perché ci sono due metà della mente creativa, il Clown e l’Editor.
Perché le tue prime idee sono quasi certamente terribili

Il pensiero creativo si basa sulla capacità del cervello di alternare la generazione spontanea di idee (Clown) e la valutazione deliberata (Editor). Questi cambiamenti coinvolgono diversi sistemi neurali, uno che esplora liberamente e un altro che applica concentrazione e controllo. Ecco perché così tanti grandi scrittori puntano su prime bozze deliberatamente disordinate. John McPhee descrive il suo primo processo creativo come “lanciare fango contro un muro”. D’altronde è più facile correggere qualcosa di già scritto che iniziare su un foglio bianco, se vi piace di più come concetto.
Le migliori idee tendono ad arrivare più tardi
Le idee originali tendono ad arrivare più tardi, perché la mente ha bisogno di impulsi extra per uscire da percorsi consolidati. Chiedete al vostro cervello di immaginare possibili usi per un cucchiaio, ad esempio: la sua risposta immediata sarà quella di associare oggetti con cui lo avete addestrato per decenni. Una volta esauriti tutti gli alimenti che si possono usare con un cucchiaio, inizierà a elencare gli usi noti per oggetti simili a cucchiai, e poi qualsiasi altro elemento semanticamente vicino.
L’effetto ordine
Questo fenomeno si manifesta come effetto ordine, in cui le idee iniziali sono abbondanti e prevedibili, mentre quelle successive sono meno numerose ma, in media, più originali. Uno studio sul pensiero divergente nei bambini ha rilevato che l’originalità delle idee raggiungeva il picco intorno alla settima o ottava idea, suggerendo che le buone idee potrebbero emergere solo dopo che la maggior parte delle persone avrebbe già rinunciato. L’originalità, in questo senso, è una funzione della persistenza della ricerca. Non deriva dall’ispirazione, ma dal rimanere nello spazio del problema più a lungo di quanto le nostre aree neurali richiedano. Anche rallentare aiuta: una latenza più lunga tra idee successive può portare a risposte più creative.
Per saperne di più:
- Leggi l’articolo su Big Think.
