Con il processo Haber-Bosch, Fritz Haber ha reso possibile sfamare quasi metà della popolazione mondiale attuale. Con i gas di cloro a Ypres nel 1915 ha aperto la stagione della guerra chimica moderna. Ha vinto il Nobel ed è considerato un criminale di guerra. Entrambe le cose sono vere

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All’inizio del Novecento c’era un problema che minacciava la sopravvivenza dell’umanità più di qualsiasi guerra: l’azoto. Le piante ne hanno bisogno per crescere ma i fertilizzanti naturali ormai non erano sufficienti per una popolazione mondiale in rapida espansione, e le riserve di nitrato naturale si stavano esaurendo. L’atmosfera è per il 78% azoto, ma in forma gassosa le piante non riescono ad assorbirlo. Fissarlo chimicamente in una forma utilizzabile era il problema più importante della chimica del secolo. Fritz Haber lo risolse tra il 1909 e il 1913, sviluppando con Carl Bosch il processo di sintesi dell’ammoniaca a partire da azoto e idrogeno. Il processo Haber-Bosch è ancora oggi alla base della produzione industriale di fertilizzanti. Si stima che senza di esso la Terra potrebbe sfamare circa la metà della popolazione attuale. Haber vinse per questa scoperta il Nobel per la chimica nel 1918.

Quando una scoperta diventa un’arma letale

Quello stesso anno, il 22 aprile 1915, nei pressi di Ypres in Belgio, Haber supervisionò personalmente il primo grande uso letale di cloro sul fronte occidentale. Circa 5.700 cilindri d’acciaio riempiti di cloro furono aperti lungo le trincee tedesche. Più di 160 tonnellate di gas giallastro investirono le posizioni franco-algerine, dove i soldati non avevano nemmeno maschere antigas. Le prime testimonianze descrivono una nube verde che avanzava lentamente verso le trincee, seguita da uomini che cadevano tossendo sangue. Migliaia di vittime tra morti e feriti nelle prime ore. Haber era sul posto, con sopra la sua uniforme il grado di capitano che aveva appena ricevuto.

Fritz Haber
Fritz Haber

La moglie, Clara Immerwahr, era anche lei chimica, la prima donna a ottenere un dottorato in chimica all’università di Breslavia. Si era opposta pubblicamente al lavoro di Haber sulle armi chimiche, definendolo una perversione degli ideali della scienza. La sera del 2 maggio 1915, il giorno dopo il ritorno di Haber da Ypres, mentre in casa si festeggiava la sua promozione, Clara prese la pistola di servizio del marito, uscì in giardino e si sparò al cuore. La trovò il figlio Hermann, che aveva appena dodici anni. Il mattino dopo, come se non bastasse, Haber partì per il fronte orientale per organizzare un altro attacco con i gas contro i russi.

Il Nobel, poi la fuga

Nel 1918 Haber ricevette il Nobel per la chimica per la sintesi dell’ammoniaca. L’annuncio provocò proteste internazionali da parte di scienziati dei paesi che erano stati dall’altra parte della guerra chimica. Il comitato Nobel confermò comunque il premio. Nel suo istituto, negli anni successivi, furono sviluppati pesticidi a base di cianuro che avrebbero portato allo Zyklon B, il terribile gas che i nazisti avrebbero usato nelle camere a gas. Nel 1933, con le prime leggi razziali, fu espulso dall’università perché ebreo, lo stesso paese per cui aveva sacrificato tutto. Fuggì in Gran Bretagna per poi tentare di raggiungere la Palestina.

Il certificato originale del Nobel assegnato a Fritz Haber. Credit: Archives of the Max Planck Society

Haber morì d’infarto il 29 gennaio 1934 in un hotel di Basilea durante il viaggio, all’età di 65 anni, senza aver vissuto abbastanza per vedere cosa sarebbe diventato quel lavoro. Nel suo testamento chiese di essere sepolto insieme a Clara e così fu. La storia di Haber è la storia più difficile che la scienza moderna abbia prodotto. Ha contribuito a sfamare miliardi di persone e ha aperto la stagione della guerra chimica. Entrambe le cose sono vere nello stesso modo, e non c’è versione di questa storia in cui una delle due annulla l’altra.

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