Ettore Majorana intuì l’esistenza del neutrone prima di Chadwick e non pubblicò. Formulò idee che altri svilupparono apertamente. Il 25 marzo 1938 partì da Napoli per Palermo per poi sparire nel nulla.
Nell’inverno del 1928, Ettore Majorana aveva ventidue anni e stava studiando ingegneria a Roma. Il suo compagno di studi, Emilio Segrè, lo convinse a chiedere un colloquio con Enrico Fermi, che stava costruendo all’istituto di fisica di via Panisperna il gruppo più importante della fisica italiana. Fermi, non uno qualunque, stava lavorando a un problema sulla struttura del nucleo atomico, Majorana ascoltò, tornò a casa e tornò il giorno dopo con la soluzione. Fermi disse ai colleghi che non aveva mai incontrato nessuno di simile.
Le scoperte che non pubblicò
Nel 1932, prima della pubblicazione di James Chadwick, Majorana aveva già intuito in privato l’esistenza di una particella neutra pesante nei nuclei atomici, ma rifiutò di parlarne, perché la dimostrazione, a suo modo di vedere, non sembrava abbastanza solida. Chadwick invece pubblicò e vinse il Nobel nel 1935. Nello stesso periodo Majorana formulò le forze di scambio tra nucleoni, arrivando agli stessi risultati che Werner Heisenberg pubblicò qualche mese dopo senza sapere del lavoro di Majorana.
Nel 1937 pubblicò (finalmente) quello che è considerato il suo lavoro più importante: la teoria delle particelle di Majorana, fermioni che coincidono con la propria antiparticella. Da allora i fisici cercano conferme sperimentali di queste particelle in sistemi di materia condensata. Il lavoro è ancora oggi al centro della ricerca in fisica teorica.

Via Panisperna e la stima di Fermi
Fermi parlava di Majorana in un modo che non usava per nessun altro. In una lettera a Mussolini del 27 luglio 1938, scritta per chiedere di intensificare le ricerche dopo la scomparsa, scrisse: «Io non esito a dichiarare che, fra tutti gli studiosi italiani e stranieri che ho avuto occasione di avvicinare, il Majorana è fra tutti quello che per profondità di ingegno mi ha maggiormente colpito.»
In un’altra occasione, riportata da chi lo conobbe, disse che al mondo ci sono varie categorie di scienziati, gente di secondo e terzo rango, gente di primo rango che arriva a scoperte importanti, e poi i geni, come Galileo e Newton, e che Majorana era uno di quelli. Aggiunse anche: «Majorana aveva quel che nessun altro al mondo ha. Sfortunatamente gli mancava quel che è invece comune trovare negli altri uomini: il semplice buon senso.»
Era quindi qualcosa che Fermi non sapeva come gestire: uno scienziato geniale che non voleva essere uno scienziato. Usciva poco e rifiutava sistematicamente di pubblicare le sue ricerche o scoperte. Nel 1933, dopo un viaggio a Lipsia e Copenhagen dove aveva incontrato Heisenberg e Bohr, tornò a Roma e cominciò a farsi vedere sempre meno.
«I morti si trovano, sono i vivi che possono scomparire!»
La sera del 25 marzo 1938 Majorana lasciò l’hotel Bologna di Napoli e si diresse al porto, ma prima di partire scrisse due lettere. Alla sua famiglia scrisse: «Ho un solo desiderio: che non vi vestiate di nero. Se volete inchinarvi all’uso, portate pure, ma per non più di tre giorni, qualche segno di lutto. Dopo ricordatemi, se potete, nei vostri cuori e perdonatemi.» Al collega Antonio Carrelli invece: «Ho preso una decisione che era ormai inevitabile. Non vi è in essa un solo granello di egoismo.» Poi salì sul piroscafo per Palermo. Arrivò a destinazione, soggiornò lì e poi scrisse un’altra lettera a Carrelli in tono, stavolta, meno definitivo.
Acquistò un biglietto per tornare da Palermo a Napoli, ma da quel momento le tracce certe si interrompono. Mussolini in persona ordinò le ricerche. Il capo della polizia dell’epoca ad una domanda rispose: « I morti si trovano, sono i vivi che possono scomparire.» Non fu mai trovato. L’ultima indagine della Procura di Roma, chiusa nel 2015, concluse che Majorana era probabilmente vivo in Venezuela tra il 1955 e il 1959. Nel 2025 è stata presentata in Gazzetta Ufficiale la richiesta di dichiarazione di morte presunta, ma tutt’ora, nessuna prova definitiva è mai emersa in nessuna direzione. Alla sua scomparsa (o fuga) aveva appena 31 anni.
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