La sonda MAVEN della NASA ha analizzato dati per dieci anni giungendo finalmente a confermare l’ipotesi della presenza di fulmini nell’atmosfera marziana; essi sembrerebbero propagarsi come quelli che si verificano sulla Terra

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Non era chiaro, fino ad ora, che il comportamento dei fulmini su Marte avesse una tale somiglianza con quelli terrestri. Il motivo è semplice: sulla Terra osserviamo il fenomeno dei fulmini legato a quello dell’esistenza delle nubi, e quindi del vapore acqueo nella nostra atmosfera.  Su Marte però non ci sono le stesse condizioni: nella tenue atmosfera del Pianeta Rosso c’è pochissimo vapore acqueo.  Tuttavia, c’è qualcos’altro che può aiutarci a spiegare il fenomeno: polveri.

La formazione dei fulmini su Marte

Sono proprio le particelle di polvere, quelle che conferiscono al pianeta un colorito aranciato, a giustificare la presenza delle scariche elettriche rilevate: le particelle di sabbia si spostano di continuo e questa condizione potrebbe provocare la formazione di fulmini. Ma non è questo il punto della questione: i fulmini emettono radiazioni che vanno dalle onde radio ai raggi X nello spettro elettromagnetico; le onde radio sono a frequenza molto bassa ed hanno la caratteristica di potersi propagare verso l’alto, seguendo le linee di campo magnetico. Le onde a frequenza più alta viaggiano invece più velocemente delle prime: l’effetto di questa propagazione si può rilevare convertendo in audio il segnale; il risultato, in questo caso, è stato un suono simile a un fischio.

Tempeste su Marte
Credit: NASA / JPL-Caltech / Hubble Space Telescope

La correlazione con i campi magnetici: possibile su Marte?

Proprio la rilevazione di questo “fischio” è alla base dei nuovi studi condotti: sulla Terra è la presenza del campo magnetico del nostro pianeta a permetterne l’esistenza, con la propagazione delle onde radio lungo le linee di campo. Come può allora avvenire questo su Marte, che non presenta un campo magnetico globale?

L’ipotesi suggerita presuppone che entrino in gioco alcuni materiali rocciosi sulla crosta di Marte: essi presenterebbero la magnetizzazione residua del campo magnetico globale che il pianeta aveva una volta, ipotesi avanzata già prima che MAVEN, nel 2014, iniziasse a raccogliere i dati ora analizzati. L’unico evento registrato che corrisponderebbe alle ipotesi è riconducibile a un fulmine a 349 chilometri di altitudine durato 0,4 secondi, la cui frequenza è diminuita in questo intervallo di tempo.

tempesta su Marte
Tempesta di polvere su Marte. Crediti: NASA / JPL / Malin Space Science Systems

La somiglianza con la Terra: i fulmini come base della vita?

L’evento sembrerebbe una rarità, tuttavia la frequenza dei fulmini su Marte sarebbe molto maggiore di quello che pensiamo: a complicare le analisi degli studiosi sono tutte le condizioni che, simultaneamente, devono verificarsi per riuscire a rilevare l’evento. Tra questi, oltre all’utilizzo di strumenti adatti, c’è la possibilità di rilevare onde di questo tipo soltanto sul lato notturno di Marte: si tratta di una condizione particolare causata proprio dal Sole, che con la sua presenza va ad inibire il propagarsi delle onde nella ionosfera. 

Nuovi studi

La ricerca, guidata da František Němec dell’Università Carolina nella Repubblica Ceca, pone ora le basi per nuovi studi e le implicazioni che ne deriveranno potrebbero essere alquanto entusiasmanti: non solo Marte potrebbe essere molto più simile alla Terra di quello che pensiamo nella presenza e nella frequenza di questi fulmini, ma potrebbero scaturire nuove ipotesi sulla possibile formazione della vita; la chimica della vita infatti può svilupparsi a partire da scariche elettriche di questo tipo, che possono portare alla formazione delle molecole organiche tipiche dei viventi. La domanda che ci poniamo quindi è sempre la stessa, ma questa volta arricchita di importanti elementi aggiuntivi: c’era vita su Marte? C’è vita oltre la Terra?

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