Scoperta una stella incontaminata da record che svela le origini dell’universo: i telescopi du Pont e Magellan Clay dell’Osservatorio Las Campanas uniscono le forze per indagare l’alba di stelle e galassie.

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Un team di astronomi ha analizzato dati spettroscopici e osservativi provenienti dal progetto Sloan Digital Sky Survey V (SDSS-V), acquisiti tramite i Magellan telescopes situati presso l’Osservatorio Las Campanas della Carnegie Science in Cile, identificando una stella estremamente povera di metalli, denominata SDSS J0715-7334.

La ricerca, guidata da Alexander Ji dell’Università di Chicago, con la partecipazione dell’astrofisica Juna Kollmeier—direttrice del programma SDSS—ha permesso di caratterizzare una stella appartenente alla seconda generazione stellare, formatasi nelle prime fasi dell’evoluzione cosmica, pochi miliardi di anni dopo il Big Bang.

Secondo Ji, tali oggetti rappresentano importanti sonde osservative per lo studio delle condizioni primordiali di formazione stellare e galattica. L’indagine ha inoltre coinvolto studenti universitari dell’Università di Chicago, che hanno partecipato attivamente alle osservazioni condotte presso Las Campanas, contribuendo alla raccolta e all’analisi dei dati.

Big Bang

Cosa è successo dopo il Big Bang?

Dopo il Big Bang, l’universo primordiale era costituito da un plasma caldo e denso di particelle elementari ad alta energia. Con l’espansione cosmica, questo plasma subì un progressivo raffreddamento, permettendo la ricombinazione di protoni ed elettroni e la formazione di idrogeno neutro, insieme a una significativa frazione di elio primordiale.

Le fluttuazioni di densità presenti nel mezzo primordiale portarono alla formazione di regioni sovradense che, sotto l’azione della gravità, collassarono dando origine alle prime strutture autogravitanti. Dopo alcune centinaia di milioni di anni si formarono così le prime stelle, note come stelle di popolazione III, composte quasi esclusivamente da idrogeno ed elio, prive di elementi più pesanti.

Queste stelle, caratterizzate da masse elevate e brevi tempi di vita, furono sedi di processi di fusione nucleare, attraverso i quali vennero sintetizzati elementi più pesanti. Alla fine del loro ciclo evolutivo, molte di esse esplosero come supernova, disperdendo nel mezzo interstellare i prodotti della nucleosintesi.

Il materiale arricchito diede origine a successive generazioni stellari con una composizione chimica più complessa. Gli elementi più pesanti dell’elio, definiti in astrofisica come “metalli”, sono quindi il risultato di processi astrofisici che includono la fusione stellare, le esplosioni di supernova e le fusioni tra oggetti compatti come stelle di neutroni.

cometa interstellare 3I/ATLAS
La Cometa interstellare 3I/ATLAS

Lo studio sull’evoluzione della formazione stellare

La scoperta di stelle con un contenuto estremamente basso di metalli rappresenta pertanto un’importante evidenza osservativa delle prime fasi dell’evoluzione chimica dell’universo, indicando oggetti formatisi in epoche molto vicine alla nascita delle prime stelle.

Astronomi come Ji e Juna Kollmeier studiano stelle di seconda e terza generazione per comprendere l’evoluzione della formazione stellare nelle prime fasi dell’universo strutturato. Poiché le singole stelle primordiali non sono direttamente osservabili, tali ricerche si concentrano su oggetti rari presenti nell’ambiente cosmico locale, identificati tramite indagini su larga scala.

Alla scoperta delle stelle rare

Il progetto Sloan Digital Sky Survey, in particolare nella sua quinta fase (SDSS-V), acquisisce milioni di spettri ottici e infrarossi su tutto il cielo, fornendo la base statistica necessaria per individuare queste stelle rare e testare modelli di formazione ed evoluzione stellare. L’indagine utilizza infrastrutture osservative distribuite nei due emisferi, tra cui il telescopio du Pont presso Las Campanas Observatory e l’Apache Point Observatory.

L’elevata qualità dei dati del progetto SDSS-V ha consentito a Anna Frebel Ji e al suo gruppo di identificare stelle estremamente povere di elementi pesanti. Successive osservazioni spettroscopiche ad alta risoluzione, effettuate presso l’Las Campanas Observatory con i telescopi Magellan Telescopes, hanno confermato la natura eccezionale della stella SDSS J0715-7334, stabilendola come nuovo riferimento per la purezza chimica stellare.

L’infrastruttura osservativa di Las Campanas, che include anche il telescopio du Pont Telescope, si è rivelata cruciale in tutte le fasi del progetto, dalla raccolta dati alla caratterizzazione dettagliata. Questo studio evidenzia come l’integrazione tra survey su larga scala e strumentazione avanzata possa favorire scoperte significative nell’astrofisica stellare.

Extremely Large Telescope ( ELT ) dell'ESO telescopio più grande del mondo
Extremely Large Telescope ( ELT ) dell’ESO telescopio più grande del mondo. Credit: ESO

L’analisi spettroscopica della stella

L’interconnessione tra formazione e ricerca scientifica emerge chiaramente dall’esperienza di Ji e dei suoi studenti presso Las Campanas. Durante il loro soggiorno, il gruppo ha partecipato ad attività osservative avanzate utilizzando il telescopio du Pont, contribuendo indirettamente ai dati raccolti nell’ambito del progetto SDSS-V, una delle principali indagini spettroscopiche su larga scala. Successivamente, hanno condotto osservazioni autonome con il telescopio Magellan Clay.

A seguito della scoperta effettuata, Ji ha riorganizzato il programma didattico per consentire agli studenti di approfondire l’analisi dei dati raccolti. Questo approccio ha rappresentato un esempio concreto dell’importanza della flessibilità metodologica nella ricerca scientifica, evidenziando come la capacità di adattare il percorso investigativo sia cruciale per ottenere risultati innovativi.

Come sottolineato da Anna Frebel Kollmeier, l’integrazione tra didattica e ricerca — supportata da grandi survey come SDSS-V e Gaia — dovrebbe diventare un modello standard nella formazione scientifica.

L’analisi spettroscopica dettagliata ha inoltre rivelato che l’oggetto studiato presenta un contenuto metallico estremamente basso, inferiore allo 0,005% rispetto a quello solare. Tale valore lo rende circa due volte più povero di metalli rispetto al precedente record noto per stelle simili, con abbondanze particolarmente ridotte di elementi come ferro e carbonio. In particolare, il contenuto di ferro risulta fino a 40 volte inferiore rispetto a quello della stella precedentemente identificata come la più povera di questo elemento, suggerendo un’origine primordiale e fornendo importanti indicazioni sulle prime fasi dell’evoluzione chimica dell’Universo.

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