Nel 1925 un matematico svedese scrisse a Henrietta Swan Leavitt per nominarla al Nobel, senza nemmeno sapere fosse morta anni prima. È la storia di quattro donne, spesso ignorate, che hanno cambiato l’astronomia, e di come le istituzioni scientifiche del Novecento hanno risposto.

Advertisement

Nel 1912, Henrietta Swan Leavitt pubblicò una nota di undici pagine sulle stelle variabili nelle Nubi di Magellano. Lavorava all’Osservatorio di Harvard come “computer”: il titolo ufficiale dato alle donne assunte per analizzare lastre fotografiche a 25 centesimi l’ora. La nota dimostrava che le stelle cefeidi seguono una relazione precisa tra il periodo con cui cambiano luminosità e la loro luminosità intrinseca. Se sai quanto una stella pulsa, sai quanto è luminosa davvero, e se confronti quella luminosità con come appare da terra, calcoli la distanza. Partiamo con la storia di queste 4 donne incredibili.

Era il primo strumento pratico per misurare l’universo. Per capirne l’importanza: Edwin Hubble lo usò nel 1924 per dimostrare che la nebulosa di Andromeda era una galassia separata dalla nostra, e nel 1929 per scoprire che l’universo si espande. Nel 1925 il matematico svedese Gösta Mittag-Leffler scrisse all’osservatorio per nominarla al Nobel, senza sapere che fosse morta pochi anni prima, il 12 dicembre 1921 a 53 anni.

8 Marzo: le donne che hanno costruito l'astronomia e che quasi nessuno conosce
Henrietta Swan Leavitt. Credit: Lowell Milken Center for Unsung Heroes

Cecilia Payne e la scoperta che non poteva pubblicare

Nel 1925 Cecilia Payne-Gaposchkin presentò a Harvard la tesi di dottorato intitolata Stellar Atmospheres, in cui dimostrava che le stelle sono composte principalmente da idrogeno ed elio, non dai metalli pesanti che la comunità scientifica riteneva dominanti fino a quel momento. Otto Struve nel 1960 la definì la tesi più brillante mai scritta in astronomia, mentre Henry Norris Russell, il più influente astrofisico americano dell’epoca, le scrisse che il risultato fosse “chiaramente impossibile”.

Payne aveva bisogno della sua firma per ottenere il dottorato. Scrisse nella tesi che descrivendo l’abbondanza di idrogeno come “quasi certamente non reale“. Nel 1929 Russell arrivò alla stessa conclusione per vie indipendenti e la pubblicò come propria, citando Payne in modo marginale. Per decenni fu lui a essere indicato come l’autore della scoperta. Payne-Gaposchkin divenne professoressa a Harvard nel 1956, 31 anni dopo la tesi. Fu la prima donna a ricevere quel titolo nella storia della facoltà.

8 Marzo: le donne che hanno costruito l'astronomia e che quasi nessuno conosce
Cecilia Payne-Gaposchkin all’Università di Harvard

Vera Rubin e il dottorato che non poteva fare (la seconda di 4 donne incredibili)

Negli anni Cinquanta Vera Rubin aveva cercato di iscriversi al dottorato di Princeton ed era stata rifiutata perché donna. Princeton non avrebbe ammesso donne in astronomia fino al 1975. Negli anni Settanta, lavorando con il suo collaboratore Kent Ford, misurò le curve di rotazione delle galassie a spirale e trovò che le stelle nelle regioni esterne ruotano alla stessa velocità di quelle interne, quando la meccanica newtoniana prevedeva che rallentassero con la distanza dal centro.

L’unica spiegazione compatibile era che le galassie fossero immerse in un alone di materia non visibile ma dotata di massa: quella che la fisica chiama materia oscura, che costituisce circa il 27% del contenuto dell’universo. Rubin fu nominata più volte al Nobel per la fisica e non lo ricevette mai. Morì nel 2016. Il Nobel per la materia oscura non è ancora stato assegnato a nessuno.

Vera Rubin
Vera Rubin, la donna che scoprì la materia oscura.

Jocelyn Bell e il Nobel che andò al suo supervisore

Nel novembre 1967 Jocelyn Bell, dottoranda a Cambridge, stava analizzando i dati di un radiotelescopio che aveva contribuito a costruire fisicamente quando trovò un segnale radio pulsante con una periodicità di 1,33 secondi, così regolare da far pensare a un’origine artificiale. Era la prima osservazione di una pulsar, una stella di neutroni in rotazione rapida. Nel 1974 il Nobel per la Fisica per la scoperta andò al suo supervisore Antony Hewish e all’astronomo Martin Ryle, ma Bell non fu inclusa. Aveva appena 24 anni quando fece la scoperta.

8 Marzo: le donne che hanno costruito l'astronomia e che quasi nessuno conosce
Jocelyn Bell Burnell. Credit: Hencoup Enterprises Ltd/Science Photo Library

Quello che accomuna le storie di queste 4 donne

Leavitt era una “computer” pagata il minimo, Payne fu costretta a smentire la sua scoperta più importante per ottenere il dottorato, Rubin fu rifiutata al dottorato solo perché donna, mentre Bell vide il Nobel andare al suo supervisore. Quattro casi diversi in decenni diversi e istituzioni diverse ma lo stesso risultato: le donne venivano assunte dove serviva lavoro a basso costo, ed escluse dove si distribuivano i riconoscimenti. La scienza come metodo corregge sé stessa nel tempo, ma la scienza come istituzione, nel Novecento si è comportata come tutte le altre istituzioni umane.

Un pensiero sincero a tutte le donne del pianeta, da quelle che vivono in paesi che le limitano e non le rispettano, fino a quelle che ad oggi subiscono violenze fisiche o mentali. Credete sempre in voi stesse, anche quando il sistema attorno prova a impedirvelo o a negare anche succeda, oggi più che mai, non un semplice augurio, ma un più semplice ed elegante: grazie.

Fonti: