L’11 febbraio si celebra la Giornata mondiale delle donne della scienza. L’obiettivo è eliminare qualsiasi pregiudizio di genere e celebrare le donne che hanno fatto la storia della ricerca scientifica

Quando parliamo di donne della scienza vengono subito in mente i nomi di Margherita HackRita Levi MontalciniSamantha Cristoforetti. Sono solo tre esempi di come il genere femminile sia riuscito a imporsi in una società con un forte gap di genere, che non riesce ancora a coinvolgere appieno le ragazze nel mondo scientifico. Tante le battaglie portate avanti, soprattutto nel corso del secolo scorso, per emergere e dimostrare di saper arrivare in alto per meriti. D’altronde, merito e scienza dovrebbero sempre andare di pari passo, così come uguaglianza e partecipazione. Per raggiungere questi obiettivi le Nazioni Unite hanno deciso di istituire una Giornata mondiale delle donne della scienza, che si celebra oggi, domenica 11 febbraio 2024 .

Il grande contributo delle donne al mondo scientifico

L’astronauta italiana Samantha Cristoforetti donne
L’astronauta italiana Samantha Cristoforetti. Credit: ESA

La convinzione secondo cui le donne sarebbero più predisposte verso le materie letterarie e non quelle scientifiche ha radici nell’Ottocento. Per secoli molte donne non hanno potuto emergere per il pregiudizio, privo di fondamento scientifico, secondo il quale non all’altezza degli uomini. Ecco perché molte, in passato escluse dall’educazione scientifica, sono emerse là dove potevano emergere.

Malgrado le difficoltà, sono tantissime le donne ad aver dato un importante contributo alla conoscenza umana. In tal senso consiglio sempre di guardare, nel caso non lo aveste ancora visto, un film del 2016 intitolato “Il diritto di contare”la storia vera di un gruppo di donne afro-americane che ha contribuito a vincere la corsa allo spazio, negli anni Sessanta.

Donne
Lise Meitner insieme ad Otto Hahn nel 1913. Credit: Creative commons (wikipedia)

Nomi illustri

A proposito di astrofisiche, va ricordato certamente il nome di Marie Curie, che vinse ben due volte il premio Nobel (per la fisica e per la chimica, nel 1903 e 1935). Ma anche quello di Lise Meitner, capace di scoprire la fissione nucleare ma messa in ombra dal collaboratore e chimico Otto Hahn perché all’epoca alle donne non era consentito studiare e iscriversi all’Università. Il merito le venne riconosciuto solo qualche anno dopo, quando ottenne una cattedra di fisica nucleare e uno stipendio adeguato al suo ruolo. Storie di donne, insomma, storie di meriti rubati e della consapevolezza che se si crede in un sogno, lo si può raggiungere.

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