Le grid cells spiegate: i neuroni che mappano lo spazio, anticipano i movimenti e mostrano come l’invecchiamento influisce sulla memoria
Vi è mai capitato di muovervi al buio in casa senza inciampare o di sentirvi disorientati in un parcheggio affollato? Queste esperienze dipendono da uno straordinario sistema di navigazione cerebrale. Le grid cells sono neuroni specializzati che creano rappresentazioni interne dello spazio, permettendoci di sapere dove ci troviamo e come ci muoveremo.
La loro scoperta ha rivoluzionato le neuroscienze cognitive e ha meritato il Premio Nobel per la Medicina nel 2014. Oggi, nuove ricerche del 2025 svelano perché questo GPS si deteriora con l’età e quali meccanismi di resilienza si nascondono nel nostro cervello.
Come funzionano le grid cells
Adifferenza delle “place cells”, che si attivano in un singolo luogo, le grid cells generano una griglia di coordinate virtuale che mappa l’intero ambiente. Questa mappa mentale, dalla sorprendente geometria esagonale, aiuta il cervello a calcolare distanze e direzioni. Il nostro cervello possiede inoltre mappe multiple per contesti diversi (un processo chiamato remapping), permettendoci di non confondere l’ufficio con casa.
Ma la loro funzione è ancora più sofisticata: non registrano solo la posizione attuale, ma pianificano le traiettorie future grazie a meccanismi predittivi chiamati “sweeps”. In questo modo, il cervello simula attivamente lo spazio e i percorsi possibili.

L’esperimento sui topi del 2025
Uno studio fondamentale del Kavli Institute for Systems Neuroscience, pubblicato a settembre 2025, ha messo questo sistema sotto esame. Gli scienziati hanno monitorato topi di diverse età mentre correvano su una sfera in ambienti di realtà virtuale, con il compito di memorizzare la posizione di ricompense.
Nei topi giovani, la griglia esagonale era stabile e precisa (con punteggi di stabilità superiori a 0.8), confermando una memoria spaziale affidabile.
Nei topi anziani, la griglia era instabile, mostrando una decoerenza (una perdita di precisione dello schema, come una bussola che inizia a girare a vuoto) e punteggi crollati a circa 0.3.
La scoperta più incredibile è stata quella di un topo anziano “super-ager“, la cui memoria era intatta. L’analisi del suo cervello ha svelato il segreto: le sue grid cells erano rimaste stabili come quelle di un giovane.

La genetica dietro la stabilità del GPS cerebrale
L’analisi genetica ha collegato la stabilità delle grid cells a 61 geni. Un candidato principale è Hapln4, un gene che supporta le reti perineuronali, una sorta di impalcatura molecolare che avvolge i neuroni e ne rafforza le connessioni, garantendo la solidità del sistema. Studiare questi meccanismi suggerisce nuove, concrete possibilità per proteggere la memoria e rallentare il declino cognitivo.
Dalla scoperta al Nobel
La comprensione delle mappe cerebrali nasce nel 1971 con il neuroscienziato inglese John O’Keefe, che identificò le place cells nell’ippocampo. Ma fu nel 2005 che i norvegesi May-Britt ed Edvard Moser scoprirono le grid cells nella corteccia entorinale mediale.
La loro disposizione esagonale fornisce la metrica sulla quale le place cells operano. Per questa scoperta fondamentale, O’Keefe e i Moser ricevettero il Premio Nobel per la Medicina nel 2014.
Implicazioni cliniche per l’Alzheimer
Il disorientamento spaziale è uno dei primi sintomi del morbo di Alzheimer. Sappiamo che la corteccia entorinale è tra le prime aree colpite dalle placche amiloidi. L’instabilità delle grid cells nei topi anziani rappresenta quindi un modello perfetto dei primi cambiamenti cerebrali legati alla demenza, aprendo la strada a test diagnostici basati sulla realtà virtuale per misurare la stabilità dei modelli cognitivi dello spazio e identificare precocemente il rischio.
Perché le grid cells sono importanti per tutti
Questo sistema non è un argomento per soli scienziati. Ogni nostro movimento quotidiano, dalla guida all’esplorazione di un nuovo quartiere, dipende dal suo perfetto funzionamento. È il motivo per cui il ricordo di un evento è spesso legato indissolubilmente al luogo in cui è avvenuto, come se la nostra memoria emotiva fosse letteralmente “posizionata” su queste mappe cerebrali.
Capire come funzionano e perché si degradano è fondamentale per sviluppare strategie di prevenzione che possano migliorare la qualità della vita di tutti.
Conclusioni
Le grid cells sono la chiave per capire come il cervello mappa lo spazio, pianifica i movimenti e reagisce all’invecchiamento. Le scoperte del 2025 non solo spiegano perché il nostro senso dell’orientamento si indebolisce, ma rivelano anche sorprendenti meccanismi di resilienza, offrendo nuove, concrete speranze nella ricerca contro il declino cognitivo e l’Alzheimer.
FONTI:
- Grid cells accurately track movement during path integration-based navigation despite switching reference frames (Nature)
- How the Brain’s GPS System Falters With Age (neurosciencenews.com)
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