Non tutti sanno che le vorticose pennellate dei dipinti di Van Gogh nascondono indizi ben precisi che permettono di riconoscere il giorno esatto in cui l’artista realizzò le sue opere; il tutto è possibile attraverso l’analisi delle posizioni delle stelle, in un affascinante connubio tra scienza e arte.

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Che il cielo stellato abbia da sempre affascinato scienziati, poeti e artisti non è una novità, né si può dire che sia poco nota la passione che l’artista Vincent van Gogh serbava verso le notti illuminate dalle stelle: turbinii di pennellate che catturavano ciò che di più emozionante, vivo e tumultuoso l’universo scatenava in lui hanno reso il suo stile particolarmente riconoscibile. Quello che può sfuggire è che le volte celesti dei suoi dipinti spesso non sono costruite casualmente: talvolta infatti sono chiaramente riconoscibili riferimenti a fenomeni astronomici realmente accaduti. Tale circostanza così caratteristica ha permesso agli studiosi di datare alcune delle opere di Van Gogh anche con particolare precisione, avvicinando in maniera suggestiva il mondo dell’astronomia a quello delle opere d’arte.

L’opera più nota: Notte stellata

Nella più celebre delle opere di Van Gogh, Notte stellata, si nota nel cielo una stella più grande delle altre: l’artista la dipinse nel giugno 1889, mentre era ricoverato in una clinica psichiatrica a Saint-Rémy-de-Provence; in quel frangente Van Gogh scrisse in una lettera al fratello Theo che “la stella del mattino” risultava particolarmente luminosa in quei giorni. Alcuni studiosi come Albert Boime hanno quindi ipotizzato che il grande astro in Notte stellata sia Venere, detta “stella del mattino“: dai calcoli risulterebbe infatti che proprio nel giugno del 1889 il pianeta avesse appena attraversato un periodo di luminosità particolarmente intensa.

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Notte stellata, Vincent van Gogh

Van Gogh e le costellazioni: punti casuali o figure ben precise?

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Notte stellata sul Rodano, Vincent van Gogh

Altre grandi protagoniste dei cieli di Van Gogh sono le costellazioni: in Notte stellata sul Rodano si riconosce chiaramente la forma dell’Orsa Maggiore sopra la città di Arles, grazie alla quale si è potuta ipotizzare la realizzazione del dipinto a fine settembre 1888; sulla posizione esatta delle stelle diversi studiosi e appassionati hanno avanzato varie ipotesi che rendono questo dipinto particolarmente apprezzato dal punto di vista astronomico. Altro caso meno celebre della presenza di una costellazione in un dipinto dell’artista è Terrazza del caffè la sera, Place du Forum, Arles (1888), in cui si riconosce chiaramente la costellazione dell’Acquario.

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Terrazza del caffè la sera, Place du Forum, Arles, Vincent van Gogh

La congiunzione tra Venere e Mercurio

C’è una specifica opera di Van Gogh, certamente non una delle più conosciute, che contiene in sé la testimonianza più particolare di un fenomeno celeste: la congiunzione planetaria tra Venere e Mercurio, attribuibile con buona probabilità a due grandi astri dipinti nel cielo. L’opera in questione è Sentiero di notte in Provenza e la presenza del fenomeno astronomico permette di datare il dipinto verosimilmente al 20 aprile 1890, quando i due pianeti risultavano effettivamente in congiunzione.

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Sentiero di notte in Provenza, Vincent van Gogh

Tra Sole e Luna

Tra i soggetti astronomici rappresentati Van Gogh non dimentica il Sole, la nostra stella raffigurata in varie stagioni e in vari momenti della giornata: al Sole Van Gogh attribuiva anche un significato spirituale e va a immortalarlo con particolare vitalità. Interessantissimo è il caso di una di queste scene, Campo di grano con mietitore, raffigurata in più versioni: tra queste, ne troviamo una in cui al posto del Sole l’artista raffigura una luna rossa (Moonrise); anche in questo caso notiamo quindi una forte attenzione del pittore verso i fenomeni celesti, che ci permettono di dare uno sguardo sul cielo che lui guardava. I cieli di Van Gogh ci ricordano quanto la scienza e l’arte possano essere legate, fornendo nuove prospettive sul mondo e nuove interpretazioni della storia.

Tra arte e scienza

Ancora oggi, i cieli di Van Gogh sono un lascito importante: lui non era uno scienziato. Non era un filosofo. Forse, non è stato neppure il più grande fra gli artisti. Eppure si è lasciato toccare dalla bellezza del cosmo, e dalla sua sensibilità è originata un’interpretazione che ancora oggi sa sorprenderci.
Ma non è pura e semplice interpretazione: è storia, è osservazione. In qualche modo, è anche scienza. È uno sguardo sul cielo che lui guardava, dalla Provenza della fine del diciannovesimo secolo. Uno sguardo su come appariva il mondo in quelle sere in cui lui andava a dipingere. I cieli di Van Gogh ci permettono di riscoprire quanto la scienza e l’arte possano comunicare tra loro, regalandoci chiavi di lettura inedite, nonché una visione diversa del mondo che ci circonda.
“Dichiaro di non saperne nulla. Ma la vista delle stelle mi fa sempre sognare (Vincent Van Gogh, luglio 1888).

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