Sì, andare nello spazio potrebbe avere conseguenze non troppo positive sul corpo umano. Ecco l’ultima scoperta degli scienziati.

Uno studio sui ratti in ambienti spaziali simulati suggerisce che trovarsi in condizione di microgravità ed esposti alle radiazioni potrebbe avere un effetto deleterio sui tessuti vascolari associati alla disfunzione erettile. Anche più di un anno dopo l’esperimento, i ratti hanno mostrato segni di disfunzione erettile – e la causa principale sono proprio le radiazioni nello spazio.

Un danno a lungo termine

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Starship in attesa dei voli di test. Credit: SpaceX

Nello spazio, in condizioni di microgravità, in un ambiente radioattivo, la fisiologia umana non può essere la stessa di quando si è sulla Terra. Effetti come la perdita di densità ossea e muscolare, ridistribuzione dei liquidi, aumento del rischio di cancro e l’eccesso di flatulenza sono stati tutti documentati e studiati. La nuova indagine è stata condotta su 86 ratti maschi adulti, divisi in sei gruppi. Ciascuno di questi gruppi è stato sottoposto a condizioni spaziali simulate o comunque controllate.

L’esperimento sui ratti

Quindi, il team di ricercatori ha monitorato gli effetti sulle vene e sulle arterie che forniscono sangue al pene. Hanno scoperto che sia la microgravità simulata che la radiazione nello spazio avevano entrambe un effetto. Le conseguenze delle radiazioni, però, erano più prolungate, fino a 13 mesi dopo l’esperimento.

La testimonianza di un astronauta tornato dallo spazio

“Complessivamente, questi risultati suggeriscono che la funzione neurovascolare dei tessuti erettili potrebbe essere compromessa per tutto il resto della salute sessuale degli astronauti dopo il ritorno sulla Terra” dicono gli scienziati. La buona notizia, però, è che che questi effetti potrebbero essere reversibili. Sentite cosa ha detto nel 2014 a Men’s Health l’astronauta in pensione Mike Mullane sul suo tempo trascorso nello spazio: “Un paio di volte, mi svegliavo dai periodi di sonno e avevo un’erezione che avrei potuto perforare la kryptonite”. Bentornato.

Riferimenti: Science Alert