Grazie al processo di sonificazione, è stato possibile creare un vero e proprio ‘canto’ di un buco nero! Ascoltate il risultato

Dal 2003, il buco nero al centro dell’ammasso di galassie di Perseo (Abell 426) è stato associato ad un suono. Questo perché gli astronomi hanno scoperto che le onde di pressione emesse dal buco nero causavano increspature nel gas caldo dell’ammasso che potrebbero essere tradotte in una nota che gli esseri umani non possono sentire a circa 57 ottave sotto il Do centrale. La sonificazione è possibile grazie alla variazione di luminosità: le frequenze possono essere tradotte in un segnale udibile anche all’uomo. Il risultato è semplicemente fantastico ed il seguente video ne è la prova:

Credit: NASA/CXC/SAO/K.Arcand, SYSTEM Sounds (M. Russo, A. Santaguida)

L’idea che non ci sia suono nello spazio ha origine dal fatto che la maggior parte dello spazio è essenzialmente un vuoto, non fornendo alcun mezzo per la propagazione delle onde sonore. Le onde sonore, in questo caso, sono state estratte in direzioni radiali, cioè verso l’esterno dal centro. I segnali sono stati quindi sintetizzati nuovamente nella gamma dell’udito umano scalandoli verso l’alto di 57 e 58 ottave sopra la loro vera altezza. Un ammasso di galassie, d’altra parte, ha abbondanti quantità di gas che avvolgono centinaia o addirittura migliaia di galassie al suo interno, fornendo un mezzo per il viaggio delle onde sonore. In questa nuova sonificazione dell’ammasso di galassie Perseo a circa 240 milioni di anni luce dalla Terra (fa parte del superammasso denominato di Perseo-Pesci), le onde sonore precedentemente identificate dagli astronomi sono state estratte e rese udibili per la prima volta con un fantastico risultato che avete appena ascoltato.

Immagine di copertina credit Chandra X-ray Observatory

Fonte: CHANDRA

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