L’Europa ha mostrato una crescita immensa solo negli ultimi tre o quattro anni in tema di comunità energetiche. Dopo l’atto 21 del RED II, sono stati fatti sforzi per portare l’Europa al suo obiettivo per le energie rinnovabili da parte di vari organismi.

Proprio come il progresso di un essere mostra la sua vita, la crescita di una nazione mostra che ha grandi capacità. L’Europa ha mostrato una crescita immensa solo negli ultimi tre o quattro anni in tema di comunità energetiche. Dopo l’atto 21 del RED II (Direttiva sull’energia rinnovabile II), sono stati fatti sforzi per portare l’Europa al suo obiettivo per le energie rinnovabili da parte di vari organismi.

È interessante notare che il le statistiche dell’economia energetica nell’Unione Europea (UE) mostrano un aumento della produzione di energia rinnovabile. Nel 2019, ha avuto la quota maggiore nella produzione di energia primaria (36,5%) e quindi sembra produttivo. Come più progetti di energia rinnovabile vengono fuori, più tecnologie vengono fuori per tenere il passo.In Italia, la Legge n. 8/2020, insieme ai provvedimenti di ARERA, MiSE e Gestore dei Servizi Energetici (GSE) ha reso operativa la Direttiva REDII, attraverso lo strumento della sperimentazione, e normato la produzione di energia elettrica da impianti alimentati da fonti rinnovabili e la sua condivisione tra cittadini, imprese e pubblica amministrazione.

La legge consente l’unione tra utenti individuando due configurazioni alternative:

  1. Autoconsumo collettivo (ACC): nel caso di famiglie e altri soggetti che si trovano nello stesso edificio o condominio;
  2. Comunità Energetiche Rinnovabili (CER): nel caso di persone fisiche, piccole e medie imprese, enti territoriali o autorità locali (comprese le amministrazioni comunali) ubicate in un perimetro più ampio rispetto a quello condominiale, purché tutti collegati alla medesima cabina di trasformazione dell’energia di media/bassa tensione.

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L’autoconsumo collettivo e le comunità energetiche rinnovabili sono, quindi, costituite da unioni di consumatori di energia (cittadini, imprese ed enti pubblici) che, all’interno di un’area geografica circoscritta, non si limitano al consumo, ma partecipano attivamente alle fasi di produzione e scambio di energia a km zero, proveniente da fonti rinnovabili. Ulteriori dettagli sul tema possono essere trovati nel dossier RSE e nello Speciale di RAI/TG3 sul tema. 

Agli utenti che aderiscono alle configurazioni sopra citate, viene riconosciuto un beneficio diretto in termini di riduzione dei costi in bolletta di alcune tariffe derivanti dal minor utilizzo del sistema elettrico, oltre a una diminuzione del costo attribuito al consumo dell’energia – perché prodotta e autoconsumata direttamente – e valorizzazione della energia immessa in rete. Le due configurazioni vengono sostenute anche da una tariffa incentivante, individuata dal Decreto Ministeriale del MiSE ed erogata per un periodo ventennale dal GSE. L’energia elettrica, prodotta e autoconsumata virtualmente tra i membri tramite la rete pubblica esistente, è denominata energia condivisa ed equivale a 100 €/MWh nel caso delle configurazioni di autoconsumo collettivo, mentre, nel caso delle comunità energetiche rinnovabili, corrisponde a 110 €/MWh. L’incentivo stabilito, quindi, premia la concomitanza tra generazione e consumo a livello locale.

La misura stanzia 2,2 miliardi per finanziamenti al 100% per impianti fotovoltaici e storage in configurazioni di autoconsumo collettivo, nei Comuni sotto 5mila abitanti. 

Installare 2 GW di impianti a rinnovabili, leggasi fotovoltaico anche con accumulo, in configurazioni di autoconsumo collettivo e in comunità energetiche. Questa è una delle principali iniziative per le Fer che il Piano di ripresa e resilienza mette in campo. Ora, grazie alle schede di dettaglio dei progetti che il Governo ha inviato a Bruxelles siamo in grado di capire meglio di cosa si parla.

Tetti fotovoltaici
Tetti fotovoltaici. Credit: https://www.sontraining.com/

L’incentivo Principale strumento per realizzare il progetto saranno finanziamenti a tasso zero fino al 100% dei costi ammissibili e della durata massima di 10 anni, per costruire gli impianti. Questi dovranno entrare in funzione non oltre il 2026, mentre la misura dovrebbe essere valida per 5 anni: dal quarto trimestre 2021 alla metà del 2026. Il beneficio non sarà cumulabile con gli incentivi del Fer 1 (il Dm 4 luglio 2019), mentre il decreto attuativo disciplinerà in seguito la cumulabilità con altri benefici, quali la detrazione del 50% prevede invece espressamente che il prestito a tasso zero si abbini agli incentivi per l’autoconsumo e per le comunità energetiche attualmente in vigore, cioè il meccanismo di sostegno introdotto dal decreto legge 30 dicembre 2019, n. 162 (modificato dalla Legge 28 dello stesso anno e attuato con la delibera Arera 318/2020, per il modello normativo, e dal Decreto MiSE del 16 settembre 2020, per gli incentivi.

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