L’incontro ha lasciato una traccia nelle nubi di gas e polvere che circondano il nostro sistema solare.
All’inizio degli anni ’90, il telescopio spaziale Hubble aveva rilevato qualcosa di strano nelle nebulose che circondano il nostro sistema solare. Un numero insolitamente elevato di elettroni era stato “strappato” dagli atomi presenti nelle nubi di gas e polvere, un processo noto come ionizzazione. Ora, i ricercatori hanno ricondotto questa ionizzazione della nube interstellare locale a un incontro ravvicinato tra il Sole e due stelle calde, veloci e massicce, oltre 4 milioni di anni fa.
Cosa è successo fra il Sole e le due stelle

In un nuovo studio pubblicato su The Astrophysical Journal, un gruppo di ricercatori dell’Università del Colorado ha rivelato che due stelle avrebbero sfrecciato oltre il nostro Sole 4,4 milioni di anni fa, arrivando a una distanza di 30 anni luce dalla nostra stella. A quella distanza, le due stelle sarebbero state visibili perfino dalla Terra. Sulla loro scia, le stelle avrebbero emesso potenti radiazioni che ionizzarono le nubi locali che circondavano il sistema solare. Queste scoperte potrebbero offrire nuove informazioni su ciò che rende la Terra abitabile.
I dettagli del nuovo studio
Il team ha osservato attentamente due stelle in particolare: Epsilon Canis Majoris, nota anche come Adhara, e Beta Canis Majoris, o Mirzam. Entrambe si trovano nella costellazione del Cane Maggiore e sono entrambe calde e massicce. Epsilon e Beta Canis Majoris sono 13 volte più massicce del Sole e bruciano a circa 2.800 e 7.000 gradi Celsius. Oggi, le due stelle si trovano a circa 400 anni luce dalla Terra. Sulla base delle simulazioni, tuttavia, i ricercatori ritengono che Epsilon e Beta Canis Majoris abbiano superato il Sole a una distanza compresa tra 30 e 35 anni luce. Si tratta di circa 281 trilioni di chilometri, ma sono estremamente vicine in termini cosmici. Abbastanza vicine da poter essere visibili dalla Terra.
Le conseguenze di questo incontro ravvicinato delle due stelle con il Sole
Lo studio suggerisce che questo incontro ravvicinato abbia contribuito alla ionizzazione dell’idrogeno e dell’elio nelle nubi che circondano il sistema solare, rimodellando l’attuale ambiente interstellare del Sole. Secondo i ricercatori, il semplice fatto di trovarsi all’interno di queste nubi, che possono proteggere il sistema solare dalle radiazioni ionizzanti, potrebbe essere un fattore che contribuisce a mantenere la Terra abitabile ancora oggi.
Per saperne di più:
- Leggi il comunicato dell’Università del Colorado.
