Un team di ricercatori ha utilizzato il James Webb per esplorare l’atmosfera di LTT 9779 b, un raro “Nettuno ultra-caldo”. Ecco cosa hanno scoperto.
Un team di ricercatori guidato da Louis-Philippe Coulombe dell’Università di Montréal ha utilizzato il telescopio spaziale James Webb per esplorare l’atmosfera dell’esopianeta LTT 9779 b, un raro “Nettuno ultra-caldo”. I risultati dello studio sono stati pubblicati su Nature Astronomy e ci offrono una nuova panoramica dei modelli meteorologici estremi e delle proprietà atmosferiche di questo affascinante esopianeta.
Cosa sappiamo di LTT 9779 b

Questo pianeta orbita attorno alla sua stella in meno di un giorno. È soggetto a temperature che raggiungono quasi i 2.000 °C sul suo lato diurno. Il pianeta, fra l’altro, è bloccato dalle maree (un meccanismo simile a quello della Luna con la Terra). Significa che un lato è costantemente rivolto verso la sua stella, mentre l’altro rimane nell’oscurità. Il team ha scoperto che sul lato diurno del pianeta ci sono nubi che riflettono la luce sul suo emisfero più freddo, creando un interessante contrasto con il lato più caldo “Questo pianeta è un laboratorio unico per comprendere come le nuvole e il calore interagiscono nelle atmosfere di mondi questo tipo”, ha spiegato Coulombe.
I risultati dello studio
L’analisi del team, condotta utilizzando proprio il James Webb, ha scoperto un’asimmetria nella riflettività del lato diurno del pianeta. Il team crede che la distribuzione irregolare di calore e nubi sia causata da potentissimi venti che trasportano calore attorno al pianeta. Lo spettro di Webb, in particolare, ha mostrato l’evidenza di vapore acqueo, visibile anche in zone dove la temperatura è particolarmente alta. Queste scoperte aiutano gli scienziati a perfezionare i modelli che descrivono come il calore viene trasportato attraverso un pianeta e la formazione delle nubi nelle atmosfere degli esopianeti, contribuendo a colmare il divario tra teoria e osservazioni.
Per saperne di più:
- Leggi i dettagli dello studio sul sito dell’Università di Montreal.
