Nel 2006 Steven Spielberg si innamorò di un’idea dell’astrofisico Kip Thorne. Lavorò alla sceneggiatura di Interstellar per un anno, poi lasciò. Il film lo fece Christopher Nolan, che stravolse ogni cosa

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Nel 2006 l’astrofisico Kip Thorne e la produttrice Lynda Obst portarono a Spielberg un’idea: un gruppo di astronauti attraversa un wormhole per salvare l’umanità. Spielberg se ne innamorò. Passò mesi al Jet Propulsion Laboratory di Pasadena a parlare con ingegneri aerospaziali, poi assunse Jonathan Nolan per scrivere la sceneggiatura. La prima bozza era molto diversa dal film, Interstellar, che conosciamo.

L'Interstellar di Spielberg era pieno di alieni e robot (poi arrivò Nolan)

Cosa c’era (e cosa non c’era)

Nella versione di Spielberg non c’era l’anomalia gravitazionale nella stanza di Murph. Cooper trovava la NASA grazie a una sonda spaziale precipitata sulla Terra. Il pianeta ghiacciato visitato da Cooper e Brand era stato raggiunto 30 anni prima da astronauti cinesi, che avevano costruito una base con 15 robot. E lì i nostri eroi trovavano alieni e robot ostili. Non c’erano le missioni Lazarus, quindi niente Dr. Mann. Murph era un maschio e Cooper e Brand avevano una sottotrama romantica, con tanto di bacio in assenza di gravità.

Il passaggio di consegne

Spielberg lavorò al progetto per un anno, ma le bozze non lo convincevano. Jonathan Nolan gli disse: “Se rinunci, mio fratello Chris se lo prenderà. Mi sta già assillando ogni giorno”. Così Spielberg lasciò. Christopher Nolan prese il film il giorno dopo, riscrisse la sceneggiatura al 90%, spostò il cuore emotivo sul rapporto tra Cooper e Murph, eliminò alieni e cinesi, e fece uscire uno dei più grandi film di fantascienza del secolo. Spielberg stesso oggi dice: “Interstellar è stato un film molto migliore nelle mani di Chris Nolan di quanto lo sarebbe stato nelle mie”.

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