Nel 1913 Sagnac fece girare un disco con due raggi di luce in senso opposto. Quando il disco girava, uno dei due arrivava in ritardo. Sagnac credette di aver distrutto Einstein, ma senza saperlo aveva inventato il giroscopio dei missili.

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Nel 1913, mentre Einstein lavorava ancora all’ufficio brevetti di Berna, il fisico francese Georges Sagnac fece girare un disco e ci montò sopra uno specchio che rimbalzava due raggi di luce in direzioni opposte. Sul disco fermo, i due raggi facevano il giro nello stesso tempo. Quando mise in rotazione il disco, successe qualcosa di strano: il raggio che viaggiava nello stesso verso della rotazione impiegava più tempo dell’altro. La velocità della luce non era più costante come richiedeva la relatività ristretta.

Un vecchio scatto d’epoca con Sagnac che tiene una lezione con due assistenti al suo fianco. Crediti: ScienceDirect

L’errore che non era un errore

Sagnac era un acceso nemico di Einstein. Credeva nell’etere, il mezzo immaginario che la relatività aveva spazzato via. Vide i suoi risultati e gridò alla vittoria: la velocità della luce variava, l’etere esisteva… e Einstein era un ciarlatano. Sagnac aveva ragione a misurare quella differenza, ma torto nell’interpretazione. La relatività ristretta vale solo per i sistemi inerziali, quelli che viaggiano dritti senza accelerare, ma un disco che gira non è inerziale. Per descriverlo serve la relatività generale, che Einstein pubblicò due anni dopo, nel 1915.

Il giroscopio nato per sbaglio

Negli anni ’20 Paul Langevin e altri ripresero l’esperimento e dimostrarono che i risultati di Sagnac erano perfettamente compatibili con la relatività generale. Lo spazio rotante trascina la luce con sé, esattamente come Sagnac aveva misurato. Oggi l’effetto Sagnac è il cuore dei giroscopi laser ad anello che tengono in rotta aerei, navi e missili. Ogni volta che un missile non sbaglia bersaglio, ringraziate il fisico francese che voleva seppellire Einstein e non sapeva di avergli dato ragione.

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