Un team internazionale di scienziati ha rilevato per la prima volta un brillamento nel medio infrarosso proveniente da Sgr A*.
Grazie al telescopio spaziale James Webb, un team di scienziati ha rilevato per la prima volta un brillamento nel medio infrarosso dal buco nero supermassiccio al centro della Via Lattea. Gli scienziati osservano Sgr A, un buco nero con una massa di circa 4 milioni di volte quella del Sole, fin dai primi anni ’90. Questo gigante cosmico mostra regolarmente brillamenti che possono essere osservati in più lunghezze d’onda. Questo tipo di osservazioni li aiutano anche a capire come il buco nero emette i brillamenti e in quali scale temporali si verificano. Finora, però, mancavano all’appello le osservazioni nel medio infrarosso.
Entra in gioco il telescopio James Webb

La luce infrarossa è un tipo di radiazione elettromagnetica. Ha lunghezze d’onda maggiori della luce visibile, ma lunghezze d’onda inferiori dei segnali radio. Gli strumenti di cui è dotato il James Webb consentono agli astronomi di osservare oggetti, come i brillamenti, che sono spesso difficili da rilevare in altre lunghezze d’onda a causa della polvere cosmica. Molte simulazioni suggeriscono che i brillamenti in Sgr A* siano causati dall’interazione delle linee del campo magnetico nel disco di accrescimento del buco nero. Quando due linee del campo magnetico si avvicinano, possono connettersi tra loro e rilasciare una grande quantità di energia.
Cosa dobbiamo aspettarci
“Vogliamo ancora sapere, e dobbiamo scoprire… quali altri segreti nasconde Sgr A* che il mid-IR può svelare? Cosa c’è davvero dietro l’emissione variabile dei brillamenti? C’è una ricchezza di conoscenza immagazzinata all’interno della regione di questo buco nero che aspetta solo che noi vi accediamo”, spiegano gli autori dello studio. Le nuove osservazioni sono state presentate in una conferenza stampa in occasione della 245a edizione dell’American Astronomical Society (AAS) a National Harbor, nel Maryland, e sono state accettate per la pubblicazione sulla rivista Astrophysical Journal Letters (ApJL).
Per saperne di più:
- Consulta i dettagli dello studio sul sito del Centro di Astrofisica di Harvard.
