Dentro il CSM (Command Service Module)

Questo è l’abitacolo di una capsula Apollo, qua dentro si passavano fino a 15 giorni, a distanze di oltre 300.000 km da casa.

L’aspetto romantico dell’essere astronauta all’improvviso diventa nullo, tre uomini dovevano dividere qualche metro cubo per due settimane, il giorno del lancio la sveglia (per chi riusciva a dormire) era molte ore prima della partenza, mangiavano normalmente e poi via alla vestizione delle tute, entrarci era come essere “tumulati” dentro uno spazio ancora piú angusto, con movimento limitato degli arti, con il casco e pressurizzazione immediati.

“Prurito al naso?” doveva passare da solo, nessuna speranza che i tecnici interrompessero le procedure per una grattatina, starnutire? Non era una buona idea, bisogni fisiologici? Eh beh…

Ci si doveva aver pensato prima, una volta dentro la tuta l’astronauta era come se si trovasse in un micro mondo, tutto suo, se “scappava próprio” c’era un sistema di contenzione dei rifiuti organici, un pannolone, per dirla semplice…

Potevano passare anche 8 ore tra il momento della vestizione fino alla entrata in orbita terrestre, dove almeno il casco poteva essere rimosso.

Entrare in questa cápsula era già un esercizio da contorsionisti, a sinistra il comandante, con il comando “abort” in mano, a destra il pilota del Csm, e al centro il pilota del Lem.

Venivano immobilizzati con cinture a multipli punti di attacco, strette al massimo, e poi, una volta che il portello era chiuso, si aspettava il momento del lancio, ci voleva una calma e equilibrio psicológico non comuni, il complesso delle procedure da seguire (evito volutamente un elenco chilometrico) avrebbero fatto sclerare chiunque, meno loro, i prescelti… Alan Bean (Apollo 12) amava citare il romanzo di Tom Wolfe, “la stoffa giusta”, dedicato a chi faceva cose straordinarie (anche morire) in nome della scoperta e esplorazione spaziale, lui diceva che non pensava di essere niente di speciale, ma dopo essere stato sulla Luna (con tutto quello che comporta arrivarci) gli permetteva di dire che anche lui aveva “la stoffa giusta”, con un bel sorriso, senza nessuna arroganza.

Tempo permettendo elencheró, in prossimi post, le peripezie e incidenti vari occorsi nelle missioni Apollo, situazioni grottesche a volte, che fanno ridere ma anche rabbrividire, il prossimo anno saranno 50 anni dal primo sbarco lunare.

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