La cometa C/2024 G3 (ATLAS) ha catturato l’attenzione fin dalla sua scoperta: ora il passaggio al perielio le è stato fatale
Le comete, affascinanti corpi ghiacciati che orbitano nel nostro Sistema Solare, sono note per la loro spettacolarità, soprattutto quando si avvicinano al Sole. A volte, però, il loro incontro ravvicinato con la nostra stella può rivelarsi fatale: il calore intenso e la forza di gravità sono capaci di distruggere queste affascinanti formazioni di polvere e gas ghiacciati. È proprio questo che è accaduto, e sta accadendo, alla cometa C/2024 G3 (ATLAS), che, nonostante la sua straordinaria resistenza.
L’incontro ravvicinato con il Sole
La cometa C/2024 G3 (ATLAS) ha catturato l’attenzione della comunità astrofila fin dalla sua scoperta. La sua orbita particolare la portava a passare a soli 14 milioni di chilometri dal Sole, un passaggio che, per la sua vicinanza, rappresentava una sfida. La cometa proviene dalla remota nube di Oort, dopo un lungo viaggio di circa 160.000 anni. Quando gli astronomi hanno perfezionato la sua orbita, hanno scoperto che questo non sarebbe stato il suo primo incontro con il Sole. Ciò ha alimentato le speranze che la cometa potesse sopravvissuta al passaggio attraverso l’infuocato abbraccio della nostra stella, e così è stato. Il 12 gennaio 2025, la cometa ha dato prova della sua resilienza, sfoggiando ben sei code, immortale dalla fotocamera LASCO C3 di SOHO (Solar and Heliospheric Observatory). Questi incredibili scatti hanno permesso di monitorarne l’attività-mentre si avvicinava al perielio, il punto di massima vicinanza al Sole.

Durante il suo passaggio, la luminosità della cometa è aumentata notevolmente, raggiungendo una magnitudine di -3,5, tanto che la cometa si è resa visibile (non ad occhio nudo) in pieno giorno. Personalmente, il giorno successivo al passaggio ho avuto l’opportunità di tentare una ripresa, riuscendo a individuarla a meno di 6° dal disco solare, con la reflex, un’impresa che non è stata facile a causa della forte luce diffusa che rendeva difficile separarla dal cielo.
Le difficoltà dell’osservazione in Italia
Per gli osservatori nell’emisfero boreale, e in particolare per quelli italiani, le condizioni di visibilità non sono state ottimali. La cometa, essendo così vicina al Sole, e bassa all’orizzonte, era difficile da scorgere, e per riuscire a individuare il falso nucleo durante il crepuscolo, occorreva essere in possesso di lunghi obbiettivi fotografici. Tuttavia, per chi si trova nell’emisfero australe, la situazione è ben diversa: la cometa, più alta nel cielo e su un fondo di cielo più scuro, sta offrendo uno spettacolo straordinario, con una coda che si estendeva fino a 5° ed oltre. Ma questo spettacolo non durerà ancora a lungo.

La frammentazione del nucleo della cometa
Il cambiamento più significativo nella cometa era stato già segnalato attraverso l’osservazione di un’improvvisa impennata nella sua luminosità, un chiaro segno che qualcosa stava accadendo nel nucleo. Alcuni astrofili avevano notato, nelle immagini di SOHO, la presenza di deboli frammenti separati dalla cometa. Il processo di frammentazione del nucleo, infatti, è stato confermato dalle ultime astrofotografie che mostrano la cometa in una fase in cui “falso nucleo” è flebile e quasi assente, risultato della disintegrazione del corpo principale della cometa. Ora, i giorni successivi vedranno un rapido calo della luminosità della cometa.

La cometa C/2024 G3 (ATLAS) è stata un esempio spettacolare della bellezza e della fragilità di questi corpi celesti. Sebbene abbia resistito al suo incontro con il Sole, la sua fine sembra essere ormai inevitabile. La disintegrazione del nucleo ci ricorda che le comete, pur essendo affascinanti e luminose, sono anche vulnerabili alle forze intense che agiscono nel nostro Sistema Solare. Con il suo spettacolo che sta giungendo alla fine, la C/2024 G3 (ATLAS) resterà comunque nella memoria di chi ha avuto l’opportunità di osservarla, un’ulteriore testimonianza della dinamica imprevedibile del nostro cosmo.
Immagine di copertina credit Yuri Beletsky
