Proprio come l’asteroide che estinse i dinosauri, l’attività umana sta sradicando interi rami dall’albero della vita. Lo conferma uno studio.
Gli esseri umani stanno già causando la sesta estinzione di massa. Lo afferma uno studio, che sottolinea come negli ultimi decenni le specie scomparse o a rischio estinzione siano quintuplicate sul pianeta Terra. D’altronde sempre più spesso capita di vedere foto o video in cui ci sono coste disseminate di pesci morti e il riscaldamento globale causato dall’uomo non fa che incrementare il rischio che molte specie animali e vegetali non riescano più a sopravvivere su questo pianeta. L’anno scorso intere popolazioni di pinguini non sono riuscite a riprodursi e da anni i ricercatori studiano una preoccupante riduzione della vita degli insetti.
Come l’uomo sta demolendo l’albero della vita

L’ecologo Gerardo Ceballos dell’Università Nazionale Autonoma del Messico e il biologo Paul Ehrlich della Stanford University hanno analizzato le estinzioni di specie dal 1500 d.C. e confrontate con quelle degli ultimi 500 milioni di anni. Hanno scoperto che, come esseri umani, abbiamo portato all’estinzione 73 specie di animali con colonna vertebrale negli ultimi 500 anni. Senza l’influenza umana, ci sarebbero voluti 18.000 anni perché lo stesso numero di generi si estinguesse. Altri studi hanno riscontrato tassi di estinzione altrettanto elevati anche per piante, funghi e invertebrati. “[La sesta estinzione di massa] sta provocando una rapida mutilazione dell’albero della vita, dove interi rami (specie, generi, famiglie etc) e le funzioni che svolgono stanno andando perduti”, spiegano i ricercatori.
Cosa dobbiamo aspettarci
Inoltre, secondo i calcoli di Ceballos ed Ehrlich, questo tasso di perdita di biodiversità è destinato ad aumentare. Se continuiamo così e se tutte le specie attualmente a rischio scomparissero entro il 2100, l’equivalente di 300 anni di perdita dal 1800 avrebbe richiesto 106.000 anni ai normali livelli di estinzione. Il solo cambiamento climatico sta creando una massiccia destabilizzazione in questi sistemi, mettendo a rischio l’impollinazione, riducendo le specie e consentendo a nuove specie invasive di adattarsi più facilmente all’ambiente.
Per saperne di più:
- Leggi il comunicato della Stanford.
