Ricercatori australiani hanno usato il telescopio MWA per mappare il piano galattico con una sensibilità dieci volte superiore, rivelando le “fabbriche” di stelle.

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La striscia luminosa della Via Lattea che vediamo di notte è solo la punta dell’iceberg. Ciò che i nostri occhi percepiscono come un nastro di stelle è solo luce visibile: l’80% dell’attività galattica, esplosioni di supernovae, regioni di formazione stellare e nubi di plasma, è invece osservabile solo alle frequenze radio.

Per vederla davvero, dobbiamo cambiare “finestra” osservativa. Ed è esattamente quello che hanno appena fatto i ricercatori in Australia, usando le onde radio. Le onde radio a bassa frequenza, tra 70 e 230 megahertz, riescono a penetrare la polvere cosmica, mostrando strutture che restano completamente invisibili nel visibile o nell’infrarosso.

L’occhio nel deserto

La nuova visione proviene dal Murchison Widefield Array (MWA), un radiotelescopio situato nel deserto dell’Australia Occidentale. Il sito del MWA, a 700 chilometri da Perth, è uno dei luoghi più ‘radio-silenziosi’ del pianeta: qui non arrivano segnali di cellulari, Wi-Fi o radar, condizione essenziale per osservare il cosmo senza interferenze terrestri. Va detto che non è un telescopio tradizionale con una grande parabola. È un “precursore” composto da migliaia di piccole antenne fisse, simili a ragni metallici, che captano le basse frequenze radio provenienti dal cosmo.

Via Lattea
Un nuovo ritratto radio del centro della Via Lattea, ripreso da Murchison Widefield Array. La galassia è rappresentata cor colori radio, dove l’arancione indica le frequenze più basse, i verde le medie e il blu le più alte. Silvia Mantovanini (ICRAR/Curtin) e il team GLEAM-X

Una mappa della Via Lattea 10 volte più sensibile

Un team di ricercatori dell’ICRAR (Centro Internazionale per la Ricerca in Radioastronomia) della Curtin University ha appena pubblicato la nuova mappa. Come spiegano nella fonte, non si tratta di nuove osservazioni, ma di un modo drasticamente migliore di elaborare i dati esistenti della survey “Gleam”.

Questo approccio di ‘revisione’ dei dati è ormai un pilastro dell’astrofisica moderna: l’aumento della potenza di calcolo consente di estrarre nuove informazioni da dati raccolti anni fa, proprio come si fa con le fotografie digitali migliorate da nuovi algoritmi. Hanno sviluppato tecniche di calibrazione molto più sofisticate. Il risultato? Un’immagine della Via Lattea dieci volte più sensibile e con una risoluzione spaziale molto più alta rispetto a qualsiasi mappa precedente del piano galattico a queste frequenze.

Il Murchison Widefield Array (MWA), situato nello stato di Washington. Questa immagine mostra il Tile 107. Crediti: Natasha Hurley-Walker / MWA Collaboration e Curtin University.

Cosa vediamo? (Che prima non vedevamo)

Questa nuova sensibilità rivela dettagli prima sfocati. Gli astronomi ora possono distinguere chiaramente i gusci in espansione dei resti di supernova (le stelle esplose) dalle regioni brillanti di idrogeno ionizzato. Queste ultime sono le vere “fabbriche” di stelle calde e massicce. In particolare, queste regioni, chiamate ‘regioni HII’, segnano le zone dove le giovani stelle rilasciano enormi quantità di energia, ionizzando l’idrogeno circostante e illuminando l’ambiente come fari cosmici. La mappa aiuta a capire come queste strutture interagiscono.

Orione
La Nebulosa di Orione è un esempio di regione H II.

La strada verso lo SKA

Questo non è solo un traguardo. È un passo fondamentale verso il futuro. L’MWA è un banco di prova per il gigantesco SKA (Square Kilometre Array), il telescopio di prossima generazione in costruzione proprio lì. Il nuovo SKA potrà captare dettagli mille volte più deboli, spingendosi fino a osservare l’‘alba cosmica”, l’epoca in cui si sono accese le prime stelle dell’universo, oltre 13 miliardi di anni fa. Gli astronomi sono entusiasti: è come aver finalmente pulito gli occhiali, giusto in tempo per accendere il telescopio più potente del mondo.


Fonti:

  1. The Conversation: New images reveal the Milky Way’s stunning galactic plane in more detail than ever before.
  2. Publications of the Astronomical Society of Australia