Li chiamano cicli di Saros: già i babilonesi avevano scoperto che, durante questi intervalli, le eclissi si ripetono. Oggi utilizziamo ancora questi calcoli per sapere esattamente quando il cielo ci regalerà questi spettacoli. 

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18 anni, 11 giorni e 8 ore: è, all’incirca, l’intervallo di tempo necessario affinché un’eclissi si ripeta. Vale per le eclissi di sole come per quelle di luna: tutto dipende da come il nostro pianeta sia allineato con il nostro satellite e con il nostro sole. Se abbiamo previsto l’eclissi del 12 agosto 2026 e ci siamo preparati ad essa, è stato grazie a questi calcoli. Calcoli, però, che si conoscevano già nientemeno che millenni fa e che permettevano a popolazioni antichissime di prevedere questi spettacoli nel cielo.

Cosa sono i cicli di Saros

Un ciclo di Saros è un intervallo di circa 18 anni, 11 giorni e 8 ore dopo il quale la Terra, la Luna e il Sole riescono ritrovarsi nelle stesse posizioni reciproche. Era conosciuto già dagli astronomi babilonesi, che con le loro straordinarie conoscenze matematiche avevano compreso molti aspetti dell’astronomia, raccontata e registrata in cuneiforme su tavolette d’argilla. In questo intervallo di tempo il nostro pianeta è interessato da circa 40 eclissi di sole, e circa lo stesso numero per quelle di Luna. C’è un dettaglio, però, che sta proprio in quelle 8 ore che fanno parte del ciclo: mettendole insieme, si può arrivare a “ritrovare” una stessa eclissi nello stesso identico punto sulla Terra dopo 3 cicli, necessari affinché quello scarto di 8 ore raggiunga le 24 ore, cioè una rotazione terrestre completa.

eclissi a washington (NASA/Bill Ingalss)
Eclissi solare dell’8 aprile 2024 sul Monumento di Washington (crediti: NASA/Bill Ingalss)

I Babilonesi e le eclissi

Oggi sappiamo di poter prevedere le eclissi con precisione, ma questa straordinaria capacità nasce ben lontana nella storia: già 2700 anni fa, le popolazioni della Mesopotamia avevano intuito che questi fenomeni si ripetevano ciclicamente con grande precisione. Straordinariamente, gli astronomi dell’epoca riuscirono a calcolare questi processi esattamente. Registravano le loro osservazioni e le loro previsioni sui diari astronomici, tavolette d’argilla incise in lingua accadica con scopi diversi, astronomici ma anche amministrativi. Oggi, attraverso quei simboli cuneiformi, ci rendiamo conto di quanto la scienza che usiamo ogni giorno abbia ereditato anche dalle conoscenze di popolazioni antichissime.

astronomia mesopotamica
Stele mesopotamica in cui sono visibili simboli astronomici: il disco solare, la falce di Luna e la stella a 8 punte (simbolo di Venere)

Un’eredità culturale

Nella cultura delle popolazioni del Vicino Oriente antico il Sole e la Luna erano associati a divinità proprie, molto presenti nelle religioni mesopotamiche e nelle iconografie tipiche. Non è raro trovare steli, sigilli e immagini di vario tipo in cui compare la Luna come una falce, insieme al Sole rappresentato da un disco. Come in tanti popoli antichi, la devozione religiosa verso gli elementi della natura era affiancata da una forte ricerca in senso scientifico, della quale i cicli di Saros sono un esempio lampante, complesso e articolato. Il 2026 e il 2027 saranno due anni storici per le eclissi, che il nostro continente ricorderà per sempre. Non dimentichiamoci, alzando lo sguardo verso il Sole e la Luna, che già millenni fa qualcuno si preparava ad ammirare il cielo come noi lo stiamo ammirando.

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