Dal 1966 al 1993 centinaia di lettere firmate da alieni del pianeta Ummo arrivarono a scienziati in tutta Europa. Un ingegnere di Madrid confessò di averle scritte tutte lui.

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Nel gennaio 1966 Fernando Sesma Manzano, funzionario statale spagnolo che guidava a Madrid un circolo di appassionati di ufologia, ricevette una lettera dattiloscritta. Il mittente si presentava come un rappresentante di una civiltà extraterrestre proveniente dal pianeta Ummo, in orbita attorno alla stella Wolf 424 nella costellazione della Vergine, a circa 14 anni luce dalla Terra. La lettera era scritta in un castigliano formale e corretto, conteneva descrizioni fisiche dettagliate del pianeta, dati sulla sua gravità, sulla durata del giorno, sulla struttura sociale degli abitanti. Ogni pagina aveva lo stesso simbolo: tre linee verticali unite da una linea orizzontale.

Nelle settimane successive arrivarono altre lettere, a centinaia. I destinatari si moltiplicarono tra ricercatori francesi, giornalisti e scienziati in tutta Europa. Lo scienziato Jean-Pierre Petit, ex direttore del CNRS francese, dichiarò pubblicamente di aver tratto ispirazione da materiale ummita per alcune sue ricerche. Le lettere contenevano descrizioni di propulsione spaziale ma anche di struttura della materia e di organizzazione politica, oltre che di filosofia. Gli ummiti vivevano in una specie di socialismo illuminato, credevano in una divinità e avendo perso l’uso della voce comunicavano telepaticamente.

Le lettere degli alieni di Ummo: il più elaborato inganno della storia dell'ufologia
Interno di un presunto disco volante con un membro dell’equipaggio alieno. Crediti: El Mundo

Il caso perfetto

Il 1 giugno 1967 a San José de Valderas, vicino Madrid, diversi testimoni fotografarono un oggetto volante non identificato con lo stesso simbolo presente sulle lettere. Le fotografie furono poi esaminate da esperti francesi e americani, che non rilevarono tracce di manipolazione evidenti. José Luis Jordán Peña, ingegnere di Madrid con interessi in psicologia, collaborò alle indagini e analizzò le prove trovate sul luogo del presunto atterraggio: dei tubi di metallo contenenti uno strano materiale plastico, un fluoruro di polivinile chiamato Tedlar ed usato dalla NASA e all’epoca ancora sconosciuto in Spagna.

Per ben tre decenni il caso Ummo rimase il mistero ufologico più elaborato d’Europa. Le lettere continuarono ad arrivare fino alla fine degli anni Ottanta, cambiando gradualmente tono, diventando meno tecniche e più filosofiche. Dopo la morte di Franco nel 1975 smisero di contenere critiche velate al regime e questo dettaglio non sfuggì ad alcuni osservatori.

Il presunto disco volante col simbolo Ummo. Crediti: El Mundo

La confessione

Nel 1993 Jordán Peña scrisse una lettera all’ufologo Raphael Farriols. In quella lettera confessava di essere l’autore di tutto, spiegando anche come avesse ottenuto il materiale Tedlar da un ingegnere NASA in visita in Spagna. Aveva costruito l’intera operazione per studiare quella che chiamava la Sindrome di Anubi, una forma di credulità sistematica che a suo avviso affliggeva una fetta enorme di popolazione.

Pochi mesi dopo pubblicò una spiegazione dettagliata su una rivista spagnola. Una parte degli ufologi non gli credette. Le comunicazioni ummite infatti non si fermarono ne con la sua confessione e né con la sua morte, avvenuta nel 2014. Ancora oggi esistono profili sui social gestiti da presunti ummiti che condividono la loro saggezza con i terrestri.

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