Rispondiamo a questa domanda che talvolta genera paura partendo da cosa siano le tempeste solari

La risposta può essere articolata in due modi, l’uno basato sull’esperienza, l’altro su dati più scientifici. Per entrambi, dobbiamo partire dal presupposto che ogni 11 anni il Sole si presenta più attivo del solito, in quello che viene chiamato ciclo solare. Quando raggiunge il massimo dell’attività, la superficie può generare violente esplosioni, chiamate brillamenti, o flare in inglese, che proiettano nello spazio grandi quantità di particelle cariche, principalmente protoni e nuclei di elio. Se il flusso di particelle raggiunge la Terra, si possono originare quelle che vengono chiamate tempeste solari. Il nome tempesta è forse quello che crea più confusione, perché la nostra mente lo associa alla distruzione creata dalle temibili controparti terrestri. È bene però ricordare che in astronomia spesso il significato delle parole è piuttosto diverso rispetto a quello delle comuni esperienze di tutti i giorni. Le tempeste solari, quindi, non generano neanche lontanamente i pericoli e la distruzione di un uragano. Spesso sono utilizzate come pretesto per prevedere catastrofi, o addirittura la fine del mondo, ma fortunatamente è un evento che appare molto, molto improbabile.

Sole
Il Sole. Credit: SDO

Il genere umano

Basta infatti guardarsi indietro nel tempo per capire che se noi esseri umani, ultimo anello dell’evoluzione, siamo qui, vuol dire che non c’è stata una tempesta che in diversi miliardi di anni abbia potuto causare l’estinzione di tutte le specie viventi. Il Sole è una stella piuttosto stabile, quindi prevedibile. Se il massimo dell’attività si verifica ogni 11 anni, perché quelli a venire dovrebbero essere diversi dagli altri milioni di massimi che la Terra ha già sperimentato, senza correre alcun rischio? Questa è la spiegazione logica. Vediamo ora, brevemente, quella più scientifica.
Durante una grande tempesta solare, il flusso di particelle cariche che investe il pianeta ha una densità ancora miliardi di miliardi di volte inferiore all’aria che respiriamo. Sono quindi esclusi danni materiali causati da un vento che spirerebbe a oltre 400 km/s, anche perché le particelle non raggiungono la superficie terrestre, bloccate dall’atmosfera e soprattutto dal campo magnetico terrestre. Il nostro pianeta si comporta in effetti come una gigantesca, seppur debole, calamita, respingendo qualsiasi particella carica che avrebbe il potenziale per arrecare seri danni a tutti gli esseri viventi. Sono proprio le tempeste solari, combinate con l’azione del campo magnetico, a generare le meravigliose aurore polari visibili alle alte latitudini.

Tempeste violente

Nel caso di una tempesta estremamente violenta, come peraltro successo nel 2003, si potrebbero avere problemi elettrici ai satelliti in orbita e qualche disturbo alle comunicazioni via radio sulla superficie terrestre. Le tempeste solari non si possono prevedere con un largo anticipo, ma al massimo con due giorni di preavviso, il tempo medio richiesto alle particelle emesse dal Sole per raggiungere il nostro pianeta. Si possono quindi prendere delle misure preventive, come lo spegnimento degli apparati elettrici dei satelliti, che rischierebbero di essere bruciati dall’intenso flusso di radiazioni. Anche nei casi più gravi, tuttavia, non ci sono pericoli per la salute; al limite si potrebbe verificare qualche blackout elettrico e di trasmissioni in zone limitate della superficie, per un tempo non superiore a poche ore. Potremmo perdere momentaneamente l’accesso a internet, ricevere male i canali tv e sentire fastidiosi disturbi nelle nostre radio, ma non credo che questo possa portare alla fine della civiltà, per quanto possa essere dipendente dalla tecnologia! Nessuna paura, quindi; se non è successo in passato, di certo non succederà né ora né in futuro, almeno fino a quando il Sole attraverserà la fase più stabile della propria esistenza.

Articolo in collaborazione con Daniele Gasparrihttps://www.astroatacama.com/

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