La Cina sperimenta il recupero del primo stadio del Lunga Marcia 10B con un originale sistema navale a rete, verso i futuri lanci lunari
Dal centro spaziale di Wenchang, alle ore 6:15 italiane, è stato lanciato un Lunga Marcia 10B che, oltre a portare in orbita un satellite sperimentale denominato CX-26, ha effettuato con successo, pochi minuti dopo il decollo, il recupero del primo stadio sulla piattaforma marina Linghangzhe. Per quasi dieci anni il settore dei lanci spaziali ha identificato la riutilizzabilità con un’unica immagine: un razzo che torna a terra appoggiandosi sulle proprie gambe, come avviene ormai regolarmente con i Falcon 9 di SpaceX e come è previsto anche per il New Glenn di Blue Origin.
La Cina ha appena dimostrato che potrebbe esistere una strada completamente diversa. Con questa prima missione di recupero del Lunga Marcia 10B, infatti, non è stato semplicemente recuperato un primo stadio: è stato collaudato un sistema originale che elimina del tutto le gambe di atterraggio e affida la cattura del razzo ad una gigantesca rete metallica sospesa tra cavi tesi, installata su una nave appositamente progettata.

Un razzo, il Lunga Marcia, pensato per il futuro
Occorre innanzitutto chiarire un aspetto che ha generato un po’ di confusione. Il Lunga Marcia 10B non è il razzo che porterà direttamente gli astronauti sulla Luna. Quel compito spetta al Lunga Marcia 10, il nuovo grande lanciatore cinese destinato al programma lunare con equipaggio. Sarà lui a lanciare la nuova capsula Mengzhou ed il lander lunare Lanyue, nell’ambito delle missioni previste entro il 2030. Il Lunga Marcia 10B appartiene alla stessa famiglia tecnologica del vettore lunare Lunga Marcia 10, ma nasce come dimostratore riutilizzabile e piattaforma di sviluppo per le future esigenze di lancio in orbita terrestre; mantiene molte tecnologie sviluppate per il programma lunare ma è pensato per il mercato dei lanci in orbita terrestre, con una capacità di circa 16 tonnellate in LEO.
Il test precedente: Mengzhou aveva già aperto la strada
Il recupero di oggi non nasce dal nulla. Nel febbraio scorso la Cina aveva già effettuato il primo importante test della famiglia Lunga Marcia 10, durante il quale venne collaudato con successo il sistema di fuga della capsula Mengzhou al massimo della pressione aerodinamica (Max-Q). In quella occasione il primo stadio non venne catturato ma recuperato successivamente in mare, permettendo agli ingegneri di raccogliere una grande quantità di dati sul comportamento del veicolo durante il rientro. Il test di oggi rappresenta quindi il passo successivo di un programma sviluppato in maniera estremamente graduale.

Lo “stendipanni” gigante
L’elemento che rende questo test davvero rivoluzionario è però il sistema di recupero. Mentre Falcon 9 utilizza quattro robuste gambe di atterraggio, il Lunga Marcia 10B ne è completamente privo. Sul primo stadio sono installati quattro robusti ganci. Durante la discesa il razzo effettua una normale fase di rientro propulsivo verticale. Negli ultimi metri, invece di appoggiarsi sul ponte della nave, intercetta una rete di grossi cavi d’acciaio tesi tra due strutture laterali della piattaforma navale Linghangzhe, una configurazione che ricorda immediatamente un enorme stendipanni. Una volta agganciati i cavi, l’energia residua viene dissipata dal sistema stesso, Il razzo rimane quindi sospeso sulla piattaforma, eliminando il contatto violento con il ponte e riducendo le sollecitazioni strutturali.

Perché eliminare le gambe?
La domanda nasce spontanea. SpaceX ha ormai dimostrato che le gambe funzionano, quindi perché inventarsi qualcosa di diverso? La risposta è molto semplice: le gambe pesano, occupano spazio e richiedono meccanismi di apertura. Sono un elemento strutturale che non produce spinta né aumenta il carico utile. Inoltre il profilo di rientro e atterraggio richiede riserve di propellente dedicate, che devono essere considerate nel bilancio complessivo della missione. I vantaggi teorici di questa soluzione sono: alleggerire il primo stadio, aumentare il carico trasportabile, semplificare la struttura del razzo ed ampliare il margine di cattura grazie alla flessibilità della rete. In pratica, anziché rendere il razzo più complesso, viene resa più sofisticata la piattaforma di recupero.
Una soluzione già vista? La lezione della portaerei
Perché il concetto di catturare un veicolo con una struttura esterna non è totalmente nuovo. L’astronautica ha già utilizzato sistemi in cui il veicolo si integra con infrastrutture esterne: basti pensare ai sistemi di cattura delle navette spaziali durante il trasporto, oppure ai sistemi navali per il recupero di capsule. La vera innovazione cinese è applicare questa filosofia a un primo stadio orbitale, trasformando la piattaforma di recupero in una sorta di “pista di atterraggio sospesa“.
Perché la Cina sperimenta più sistemi di recupero?
La corsa alla riutilizzabilità non ha una sola soluzione. Quando SpaceX ha dimostrato la validità del recupero verticale del primo stadio con il Falcon 9, ha imposto un nuovo paradigma industriale: un lanciatore non deve necessariamente essere usa e getta. Anche la Cina ha recepito questa rivoluzione, ma il suo ecosistema spaziale è molto più articolato. Da una parte troviamo i grandi gruppi statali, come la China Academy of Launch Vehicle Technology (CALT), responsabili dei vettori della famiglia Lunga Marcia. Qui l’obiettivo è integrare la riutilizzabilità all’interno di un programma nazionale che comprende anche il ritorno sulla Luna con equipaggio.
Dall’altra parte sono nate numerose aziende private cinesi che stanno sviluppando lanciatori riutilizzabili seguendo una filosofia molto più vicina a quella di SpaceX: primo stadio recuperato con rientro propulsivo e atterraggio verticale. Tra queste realtà troviamo aziende come LandSpace, iSpace e Galactic Energy, impegnate nello sviluppo di vettori riutilizzabili. La differenza non è quindi tra una Cina che “copia” e una Cina che “inventa“, ma tra approcci industriali diversi. Il recupero del Lunga Marcia 10B con la piattaforma Linghangzhe rappresenta una soluzione studiata per un lanciatore pesante destinato anche al programma lunare. Il recupero verticale dei nuovi razzi commerciali cinesi rappresenta invece la risposta al mercato globale dei lanci. Due strade diverse verso lo stesso obiettivo: rendere lo spazio più accessibile.
Un successo in vista del futuro con il Lunga Marcia
Il recupero del Lunga Marcia 10B non segna soltanto il primo successo cinese nel riutilizzo di un lanciatore orbitale. Dimostra soprattutto che esiste più di una strada per arrivare allo stesso obiettivo. Dopo aver osservato per anni i Falcon 9 appoggiarsi delicatamente sulle loro gambe, oggi abbiamo visto un razzo fermarsi letteralmente “appendendosi” a una gigantesca rete sospesa. È una soluzione che, almeno a prima vista, può sembrare insolita. Ma spesso la storia dell’astronautica ci insegna che le idee più originali sono anche quelle che meritano di essere seguite con maggiore attenzione.
